25 ottobre 2026 🌤 15°

Luminarie spente a San Giuseppe: i negozianti di Jesi chiedono aiuto

I commercianti di San Giuseppe, ridotti a sette, affrontano la crisi finanziaria per le luminarie natalizie, mentre le polemiche politiche si accendono.

Luminarie spente a San Giuseppe: i negozianti di Jesi chiedono aiuto

Nel cuore storico di Jesi, il quartiere di San Giuseppe è da sempre noto per le colorate luminarie natalizie che adornano le strade durante le feste. Quest’anno, però, le luci non saranno più quelle che i residenti hanno imparato ad aspettare: i pali rimangono spogli e le vetrine esitano a trasformarsi in piccoli fari di festa. La decisione di non installare le tradizionali file di luci lungo Via San Giuseppe, Via del Setificio, Via Garibaldi e Via della Granita deriva da una situazione economica che molti residenti considerano drammatica.

Negli ultimi decenni, la zona ha subito una profonda trasformazione urbanistica e demografica. Una volta popolata da decine di botteghe a conduzione familiare, oggi il tessuto commerciale conta solo sette negozianti italiani, tutti impegnati a gestire attività di alimentari, parruccheria e farmacia. La perdita di numerosi esercizi ha intaccato la capacità di autofinanziamento tipica delle luminarie di quartiere, una pratica storica in cui i commercianti dividono le spese per assicurare una decorazione condivisa.

Crisi del commercio di vicinato e impatto sulle luminarie

Con la riduzione a sette dei soggetti disposti a contribuire, il peso economico di un progetto che l’anno scorso è stato sostenuto da più di venti esercizi è diventato insostenibile. Ogni negoziante dovrebbe ora coprire una quota che supera di gran lunga quella che era solita pagare quando le spese venivano suddivise su una platea più ampia. Filippo Cerni, titolare della Farmacia Cerni, ha sottolineato che “le luci le abbiamo sempre pagate noi commercianti, ma quest’anno non è più possibile mantenere le cinque file tipiche”.

Testimonianze dei negozianti

Sabrina Montesi, proprietaria del punto vendita di pasta fresca “Primo Piatto”, ha espresso il proprio disappunto affermando: “Siamo rimasti solo sette, la spesa per le luci è diventata proibitiva, ma non vogliamo rinunciare alla tradizione. Ogni esercizio adesso decorerà la propria vetrina, anche se in maniera più modesta”. Griselda Seitaj, titolare del salone di parrucchieri Vignaroli, ha aggiunto che la comunità farà comunque uno sforzo per non lasciare il quartiere al buio, limitandosi a pochi addobbi ma mantenendo viva la magia del Natale a livello locale.

Polemiche politiche e richiesta di intervento comunale

L’assenza delle luci ha rapidamente assunto una valenza politica. Pierluigi Bocchini, esponente dell’opposizione, ha accusato l’amministrazione comunale di sprecare risorse in progetti come il masterplan per l’ex ospedale (95mila euro) e le consulenze per il Viale della Vittoria (175mila euro), sostenendo che “non si trovano poche migliaia di euro per le luminarie di Natale a San Giuseppe”. La sua denuncia ha innescato un acceso dibattito sui social, dove sono state sollevate accuse di fake news da parte del Comune.

Il portavoce di Jesi in Comune ha risposto che le luminarie sono già state installate nella rotatoria del quartiere e che le proteste sono infondate, definendo le critiche dell’opposizione “un tentativo di alimentare l’odio e di stimolare gli algoritmi contro gli stranieri”. Tuttavia, i pochi commercianti rimasti, tra cui Montesi, hanno ribadito che gli sforzi finora limitati non rappresentano la totalità del problema e hanno chiesto un sostegno economico straordinario per evitare che Via Garibaldi rimanga al buio durante il periodo più redditizio dell’anno.

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