Il 11 febbraio 1987 la cittadina di Mortara, in provincia di Pavia, fu teatro di una tragedia che per decenni rimase avvolta nel mistero. Il corpo di Francesco Ancona, allora 48enne, venne rinvenuto sul ciglio della strada che collega la città a Ceretto. Gli investigatori dell’epoca, privi di elementi chiari, ipotizzarono un suicidio e conclusero che l’uomo si fosse gettato sotto un camion, un veicolo che non fu mai identificato.
Nuove ricostruzioni forensi confermano l’omicidio
Nel 2024 la Procura di Pavia riaprì il dossier, affidando alla professoressa Cristina Cattaneo una consulenza autoptica di nuova generazione. L’analisi rivela che Ancona fu colpito più volte alla testa con un oggetto contundente, subì una lesione difensiva alla mano sinistra e morì dopo circa un’ora di agonì. La relatrice esclude categoricamente l’esistenza di una sindrome depressiva, smontando l’ipotesi di suicidio che aveva guidato le indagini originali.
Tracce di avvelenamento e tentato insabbiamento
Altre evidenze emerse dalla consulenza indicano che, nei giorni precedenti il tragico evento, la vittima mostrò segni di un tentativo di avvelenamento. Sul suo corpo e sui vestiti fu trovata la presenza di benzina, elemento che gli esperti interpretano come un tentativo fallito da parte degli aggressori di bruciare il cadavere, probabilmente per cancellare ogni traccia dell’attacco. Tali risultati hanno rafforzato la teoria che il decesso non fu accidentale ma frutto di una violenta aggressione premeditata.
Chi sono gli indagati?
Le indagini hanno identificato due persone di interesse: la moglie di Ancona, residente a Castellammare del Golfo, Sicilia, e un uomo anch’egli domiciliato nella medesima località, descritto come un presunto sicario. Entrambi risultano coinvolti in una rete investigativa gestita dalla squadra mobile di Pavia con il supporto del Servizio Centrale Operativo di Roma (SCO). La procura ha già disceso la tassa di riesumazione del corpo, sepolto nella stessa cittadina siciliana, per raccogliere ulteriori campioni forensi.
Possibile movente legato a una relazione extraconiugale
Le autorità hanno aperto una pista motivazionale legata alla scoperta di una relazione extraconiugale della moglie di Ancona. Nonostante il movente non sia stato ancora confermato, il contesto familiare e le testimonianze dei figli dell’uomo, che fin dal 1987 nutrivano dubbi sulla versione del suicidio, hanno spinto la Procura a indagare più a fondo sulla dinamica relazionale tra i coniugi.
Reazioni della famiglia e prospettive legali
Maria Ancona, una delle figlie di Francesco, ha commentato la nuova consulenza attraverso il legale Annalisa Gasparre, sottolineando che la famiglia ha dovuto convivere per anni con interrogativi mai chiariti. “Almeno ora abbiamo escluso l’onta del suicidio”, ha dichiarato. La difesa ha precisato che, data la scadenza temporale, il processo, se avviato, potrà incontrare difficoltà probatorie, ma la decisione della Procura di proseguire indica una ferma volontà di fare luce su un caso rimasto “cold” per quasi quattro decenni.



