Il comprensorio industriale di Fabriano sta vivendo una fase di forte tensione: a mettere alla prova il tessuto produttivo locale sono tre vertenze che interessano importanti attori del settore degli elettrodomestici. In cima all’agenda istituzionale c’è la situazione dello stabilimento Electrolux di Cerreto d’Esi, ma sul tavolo finiscono anche Beko e Whirlpool Technology, con ricadute su centinaia di posti di lavoro e sulla capacità di innovazione del territorio.
Le convocazioni al Ministero delle Imprese assumono un carattere decisivo: è previsto un incontro tecnico, seguito da una riunione in plenaria il 2 novembre, dopo la convocazione del martedì 27 ottobre 2026. I sindacati richiedono interventi concreti e un ruolo attivo delle istituzioni per prevenire spoliazioni produttive e garantire la continuità occupazionale.
La situazione Electrolux a Cerreto d’Esi: numeri e rischi
Lo stabilimento di Cerreto d’Esi impiega direttamente 170 dipendenti. Il piano industriale iniziale prevedeva la chiusura dello stabilimento, ipotesi contestata da sindacati e amministrazioni locali. Successivamente il gruppo ha rivisto il quadro nazionale degli esuberi, portandoli a 1.250 a livello Italia, a cui si sommano 110 lavoratori interinali. Gli esuberi sono stati trasformati in uscite volontarie e l’azienda ha dichiarato che manterrà l’occupazione nella fase transitoria fino a una possibile cessione dello stabilimento a un acquirente intenzionato a proseguire l’attività.
Questa prospettiva non tranquillizza le istituzioni locali: il sindaco di Cerreto d’Esi, David Grillini, ha affermato che «Il mantenimento della produzione nella fase transitoria non è una garanzia di futuro», ribadendo la necessità di «individuare soluzioni industriali credibili». La ricerca di un acquirente è considerata essenziale, ma la transizione comporta incertezze che pesano sui lavoratori e sulla comunità.
Il ruolo dei sindacati e la mobilitazione
Durante le assemblee sindacali, alla presenza dei segretari nazionali di FIM, FIOM e UILM, le organizzazioni hanno ottenuto mandato pieno per contrastare la dismissione produttiva. I sindacati hanno anche diffidato Electrolux dal trasferire alcune fasi produttive in Polonia, sottolineando il rischio di perdita di competenze e capacità produttiva per il distretto.
Beko, Whirlpool Technology e il quadro complessivo del distretto
Accanto ad Electrolux, preoccupano le condizioni di Beko e della filiera collegata, in particolare la fabbrica di Melano. Un accordo ministeriale del mese di aprile 2025 prevedeva investimenti per 62 milioni di euro finalizzati alla salvaguardia degli stabilimenti italiani. Tuttavia, secondo la sindaca di Fabriano, Daniela Ghergo, «soltanto 14 milioni risultano finora destinati a nuovi investimenti», una discrepanza che alimenta la sfiducia tra lavoratori e amministratori locali.
La situazione operativa è aggravata da forme di tutela come la cassa integrazione, applicata per il mese in corso, e da fermi produttivi programmati che hanno impatto immediato sugli stipendi e sulla produzione. I sindacati chiedono garanzie stringenti sul rispetto degli impegni assunti dall’azienda e invocano un’azione coordinata delle istituzioni per tutelare il distretto.
La chiusura della sede progettuale di Whirlpool Technology
Un altro elemento di tensione è rappresentato dalla decisione di Whirlpool Technology di chiudere la sede di progettazione di via Corsi, l’ex Wrap, dove lavorano circa 40 ingegneri e tecnici specializzati. Le organizzazioni sindacali hanno avvertito che «La dismissione rischia di disperdere competenze, ricerca e capacità d’innovazione costruite in decenni di storia industriale», ponendo in luce il pericolo di perdita di capitale umano altamente qualificato per l’intero territorio.
La chiusura della sede di progettazione è percepita come un segnale negativo per la capacità futura del distretto di attrarre investimenti e sostenere processi di innovazione tecnologica. La perdita di figure tecniche specializzate può compromettere progetti di ricerca e sviluppo e la competitività delle aziende locali.
In vista degli appuntamenti al Ministero, le istituzioni locali insistono per una «unità di crisi» che coinvolga tutti i livelli decisionali. Come sottolineato dalla sindaca di Fabriano, in gioco ci sono centinaia di posti di lavoro «che rischiano di essere cancellati e mai più recuperati», un monito che riassume la posta in gioco per il tessuto economico e sociale dell’intera area.



