Il peggioramento del piano aziendale annunciato da Electrolux ha acceso un confronto che coinvolge istituzioni, sindacati e comunità locali. In una serie di incontri tra il 19 e il 26 maggio 2026 le parti hanno cercato di ricomporre una strategia condivisa per affrontare le conseguenze del piano industriale che prevede circa 170 esuberi nello stabilimento di Cerreto d’Esi e ~1.700 a livello nazionale. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha convocato un tavolo ministeriale per discutere ipotesi alternative e misure di sostegno, ribadendo che «le crisi industriali vanno governate, non subite» e chiedendo dialogo fra parti sociali e azienda.
Richieste delle istituzioni e delle organizzazioni sindacali
Regione, enti locali e sindacati hanno costruito una posizione comune già nei giorni precedenti l’incontro al MIMIT. Il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, e l’assessore al Lavoro, Tiziano Consoli, hanno sollecitato il ritiro del piano presentato dall’impresa e l’apertura di un progetto di rilancio per i siti coinvolti. Le sigle Fiom, Fim e UILM hanno inoltre chiesto che il tema salga fino ai tavoli più alti dello Stato quando necessario, sottolineando l’importanza di preservare un presidio produttivo che è parte integrante della filiera manifatturiera del territorio.
Richieste specifiche e la posizione dei sindacati
Dal fronte sindacale sono arrivate richieste concrete: il ritiro immediato del piano, la salvaguardia dei livelli occupazionali e l’avvio di un percorso condiviso di investimenti e innovazione. Il segretario nazionale della Fiom, Michele De Palma, ha parlato di un rischio di dismissione del gruppo dall’Italia se non si troveranno soluzioni adeguate, e ha chiesto che la vertenza venga portata all’attenzione di Palazzo Chigi. I rappresentanti locali hanno ribadito che Cerreto d’Esi è strategico per il distretto del Fabrianese e che le eventuali ricadute occupazionali non possono essere affrontate con tagli automatici.
La versione aziendale e i numeri della crisi
Da parte sua Electrolux ha motivato il piano ricordando un contesto di mercato europeo particolarmente complesso, caratterizzato da domanda stagnante e forte pressione sui prezzi, oltre a svantaggi di costo rispetto ad altre aree produttive globali. In una nota ufficiale l’azienda ha dichiarato la volontà di proseguire il confronto con le istituzioni e le organizzazioni sindacali, sottolineando la necessità di azioni per rafforzare la competitività e garantire la sostenibilità nel lungo periodo. I numeri citati parlano di circa 1.700 esuberi in Italia, con 170 addetti coinvolti nel sito marchigiano.
Mobilitazione dei lavoratori e reazioni locali
Fuori dal Ministero e nelle strade del territorio si sono tenute manifestazioni di protesta con presidi e striscioni che hanno sintetizzato il disagio dei lavoratori: «Il lavoro non è carità», «Electro…shock» e «Ci chiamano esuberi, ma siamo persone» erano alcuni degli slogan esposti. Anche i sindaci locali si sono mobilitati: il primo cittadino di Cerreto d’Esi, David Grillini, rieletto per un secondo mandato, ha espresso la ferma opposizione a un piano che mette a rischio il futuro dei cittadini impiegati nello stabilimento, invitando l’azienda a riconsiderare le scelte.
Impatto sul territorio e messaggi delle autorità
Le istituzioni locali hanno richiamato l’attenzione sulla dimensione territoriale della crisi: la perdita di posti in una filiera può avere effetti a catena sull’indotto e sull’economia locale. L’appello è stato chiaro: sostituire la parola esuberi con investimenti in ricerca e innovazione per migliorare la competitività rispetto ai concorrenti internazionali, soprattutto asiatici, e preservare le competenze presenti nel territorio.
I prossimi passaggi e le scadenze
È programmata una nuova convocazione del tavolo ministeriale per il 15 giugno 2026: su quella data si concentrano le aspettative delle parti per ottenere risposte concrete dall’azienda. Nel frattempo sindacati e istituzioni continueranno a coordinare iniziative di tutela e proposte alternative. Il percorso delineato punta a coniugare misure di sostegno immediato per le lavoratrici e i lavoratori con progetti di rilancio che comprendano investimenti industriali, formazione e responsabilità sociale d’impresa.
In conclusione, la vertenza Electrolux è diventata un caso esemplare di come crisi industriali complesse richiedano una governance condivisa: un approccio che metta al centro il lavoro, il territorio e la necessità di innovare per assicurare sostenibilità e competitività nel tempo.



