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Fronte unico a Fabriano per salvare Cerreto d’Esi: chiesto il ritiro del piano Electrolux

A Fabriano il Tavolo del Lavoro ha raccolto istituzioni e lavoratori per chiedere il ritiro del piano industriale di Electrolux e salvaguardare 170 posti a rischio a Cerreto d'Esi

Fronte unico a Fabriano per salvare Cerreto d’Esi: chiesto il ritiro del piano Electrolux

Una città e un territorio in allarme: a Fabriano si è svolto un incontro pubblico che ha messo al centro la decisione del gruppo Electrolux di chiudere lo stabilimento di Cerreto d’Esi, con circa 170 posti qualificati esposti al rischio e un impatto rilevante sull’indotto. Convocato dalla sindaca Daniela Ghergo nella cornice del Tavolo del Lavoro a Palazzo del Podestà, l’appuntamento ha visto la partecipazione dei sindaci locali, delle organizzazioni sindacali, della Regione e dei lavoratori in uniforme, con la chiara richiesta di ottenere il ritiro del piano industriale presentato dall’azienda l’11 maggio.

Prima dell’avvio ufficiale dei lavori si è svolto un corteo di protesta che ha attraversato la città, un segnale visibile di mobilitazione. L’obiettivo dichiarato del territorio è quello di costruire una piattaforma comune da portare al tavolo nazionale fissato per il 25 maggio al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). Sul tavolo sono finite proposte e preoccupazioni che vanno oltre i numeri immediati: dalla richiesta di vincoli per chi riceve risorse pubbliche alle modalità di sorveglianza sulle procedure di mobilità.

Mobilitazione e richieste principali

Il Tavolo ha formalizzato una serie di istanze condivise che fanno da base alla trattativa: prima di tutto il ritiro del piano aziendale, perché solo dopo aver escluso la chiusura si potranno discutere soluzioni alternative. I presenti hanno ribadito che ammortizzatori sociali, riconversioni o proposte di reindustrializzazione non devono rappresentare un punto di partenza finché la scelta di chiudere lo stabilimento non sarà ufficialmente annullata. Questo approccio punta a concentrare ogni energia negoziale nel respingere una decisione giudicata inaccettabile dalla comunità locale e dalle rappresentanze dei lavoratori.

Corteo, partecipazione e messaggi istituzionali

La manifestazione ha dato il tono politico dell’iniziativa: sindaci, rappresentanti della Provincia di Ancona, delegati dei Comuni dell’entroterra e le segreterie territoriali delle organizzazioni metalmeccaniche hanno voluto mostrare unità. La sindaca Daniela Ghergo ha insistito sulla necessità di un Patto sociale per il territorio, mentre il sindaco di Cerreto d’Esi, David Grillini, ha evidenziato le difficoltà di ricollocazione per chi supera i 50 anni in un’area non urbanizzata industrialmente come Bologna o Milano. L’Assessore regionale al Lavoro Tiziano Consoli ha dichiarato la linea comune con il Ministro e le altre Regioni in vista dell’incontro del 25 maggio.

Linea comune e strategia negoziale

Dalla riunione è emersa una piattaforma condivisa che sarà portata al tavolo nazionale: unità d’intenti, richiesta netta del ritiro del piano e un avvertimento all’azienda contro qualsiasi accelerazione delle procedure di mobilità. Le istituzioni presenti hanno chiesto clausole vincolanti sull’occupazione e sugli investimenti per chi usufruisce di fondi pubblici, nonché sanzioni concrete in caso di inadempienza. Si tratta di una proposta che mira a modificare la relazione tra incentivi pubblici e mantenimento dell’attività produttiva sul territorio.

Ruolo delle parti sociali e possibili sviluppi

I sindacati, con la voce del segretario Fiom per la zona di Ancona Pierpaolo Pullini, hanno contestato la natura della decisione aziendale definendola uno spostamento di produzioni più che una crisi di mercato. È stata evocata la possibilità che, oltre al MIMIT, sia necessario un intervento di livello ancora superiore, arrivando fino alla Presidenza del Consiglio. Intanto il Tavolo locale rimane aperto e pronto a riunirsi subito dopo il confronto ministeriale del 25 maggio per valutare gli esiti e pianificare le azioni successive.

Impatto sociale e testimonianze

Nel corso dell’incontro sono intervenuti numerosi lavoratori che hanno descritto lo shock provocato dall’annuncio aziendale: anni di turni flessibili, straordinari e impegno produttivo non devono essere cancellati da decisioni prese altrove. Le preoccupazioni espresse riguardano mutui, figli all’università, assistenza ai genitori e l’età che rende più difficile una ricollocazione. Questo aspetto umano ha rafforzato la richiesta di non ridurre la vertenza a un mero esercizio amministrativo ma di considerarla una questione di dignità e coesione sociale per l’intero distretto.

Il Tavolo del Lavoro di Fabriano conferma quindi la volontà di mantenere alta la mobilitazione: la strategia decisa è chiara, puntare al ritiro del piano presentato l’11 maggio e usare l’unità locale come leva negoziale al MIMIT il 25 maggio. Fino ad allora, la comunità locale intende vigilare su qualsiasi tentativo di forzare le procedure e non esclude strumenti di pressione sindacale e istituzionale per difendere il presidio produttivo di Cerreto d’Esi e i posti di lavoro collegati.

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