Questa mattina, nell’ambito della mobilitazione nazionale Generazione Fuoriclasse, la Rete degli Studenti Medi ha radunato circa duecento ragazzi in Piazza Pergolesi, a Jesi. L’iniziativa ha avuto luogo in piena tranquillità, nonostante la forte presenza delle Forze dell’Ordine, anticipata da voci di possibili scontri diffuse da altre province. Gli organizzatori hanno ribadito il loro rifiuto di ogni forma di violenza, insistendo sul fatto che la protesta doveva rimanere pacifica e incentrata su richieste concrete.
Per gli studenti di Jesi si trattava di un debutto: era la prima manifestazione organizzata direttamente nella città. I manifestanti, armati di striscioni e cori, hanno proclamato slogan come “Il nostro tempo è ora”, “Più istruzione, meno distruzione” e “Se ci bloccate il futuro, vi blocchiamo il presente”. L’atmosfera è stata decisamente partecipata, con la gente del posto che ha osservato il passaggio di una generazione decisa a far sentire la propria voce.
Il presidio studentesco in Piazza Pergolesi
Il raduno è iniziato intorno alle otto, quando i primi gruppi di ragazzi hanno cominciato a sistemare i cartelloni nella piazza. Il diritto allo studio è stato il nucleo centrale del discorso, affiancato dalle richieste di un cari scuola e di un trasporto pubblico sicuro, affidabile e gratuito. Gli studenti hanno sostenuto che le difficoltà economiche delle famiglie stanno rendendo l’accesso all’istruzione un vero privilegio e non più un diritto universale.
Le richieste dei manifestanti: scuola, trasporti e futuro
Pietro Oggioni, 16 anni, responsabile provinciale dell’organizzazione, ha spiegato: “La nostra generazione vive un presente drammatico; le famiglie lottano per arrivare a fine mese e una spesa imprevista può mandare in crisi un intero nucleo familiare”. Ha sottolineato che, senza un sistema scolastico equo, chi non dispone di risorse economiche rischia di rimanere indietro, annullando così la meritocrazia. Un altro portavoce, Lucio Massimo Tagliabracci, 17 anni, ha richiamato l’attenzione sulla fuga dei laureati italiani all’estero, definendo la perdita di capitale umano “una spesa inutile per lo Stato”.
Il ruolo della CGIL Ancona
Il segretario generale della CGIL Ancona, Gianluca Toni, ha partecipato al coro delle richieste. “I temi dei giovani coincidono con le nostre priorità: maggiori investimenti in istruzione, sanità e trasporto pubblico, piuttosto che spese militari”. Ha inoltre ricordato lo sciopero nazionale previsto per il 20 novembre, invitando i giovani a unirsi al movimento più ampio di protesta contro le politiche di austerità.
Sostegno di sindacati e istituzioni
Il sindaco di Jesi, Lorenzo Fiordelmondo, ha preso la parola dal palco improvvisato, ringraziando i partecipanti per aver portato le loro istanze al centro della vita cittadina. “È fondamentale che le istituzioni ascoltino i giovani, perché la loro energia è la spinta necessaria per far avanzare la cultura del Paese”. Ha ribadito l’impegno del Comune a promuovere un dialogo costruttivo e a valutare proposte concrete volte a rendere la scuola pubblica realmente accessibile e i servizi di trasporto gratuito una realtà.
La manifestazione si è conclusa senza incidenti, dimostrando che la protesta può essere efficace anche quando è pacifica e ben organizzata. Gli studenti hanno lasciato Piazza Pergolesi con la consapevolezza di aver fatto sentire la propria voce, sperando che le richieste avanzate – più risorse per le scuole, trasporti gratuiti e un futuro più sicuro – possano tradursi in decisioni concrete da parte delle autorità.



