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Manifestazione a Cerreto d’Esi: lavoratori Electrolux in piazza contro i licenziamenti

Lavoratori in piazza a Cerreto d’Esi per protestare contro il piano di Electrolux che minaccia 1.450 posti di lavoro e la chiusura dello stabilimento

Manifestazione a Cerreto d’Esi: lavoratori Electrolux in piazza contro i licenziamenti

Martedì 15 settembre 2026, Cerreto d’Esi diventa il centro di una protesta nazionale contro il piano di Electrolux che minaccia la chiusura dello stabilimento locale e 1.450 esuberi in Italia. La manifestazione, organizzata dai sindacati Fim-Fiom-Uilm vede la partecipazione di lavoratori e attivisti provenienti da tutta la regione Marche, in un territorio già duramente colpito da crisi industriali e dal sisma del 2016.

La protesta segue due giorni di confronto al Ministero delle Imprese della scorsa settimana, dove Electrolux ha confermato il proprio piano industriale, mantenendo la chiusura del sito di Cerreto d’Esi e i licenziamenti. A questi si aggiungono 135 contratti a termine in scadenza che non saranno rinnovati, oltre ai 91 contratti già non rinnovati. L’organico a tempo indeterminato è già diminuito, passando da 4.279 a 4.200 persone tra aprile e agosto.

La posizione dei sindacati e la richiesta di intervento istituzionale

I sindacati Fim-Fiom-Uilm hanno deciso di organizzare lo sciopero nazionale a Cerreto d’Esi perché quel sito non deve chiudere. La mobilitazione proseguirà finché Electrolux non ritirerà esuberi e dismissioni e non presenterà un piano industriale fondato sull’occupazione e sul rilancio degli stabilimenti italiani. I sindacati ricordano che l’azienda pretende di superare gli accordi sindacali sull’organizzazione del lavoro, aumentando le cadenze delle linee di montaggio fino a 140 pezzi all’ora e puntando alla stabilizzazione di un unico turno giornaliero negli stabilimenti.

Di fronte a questa posizione, il confronto tecnico non può proseguire. I sindacati chiedono una convocazione urgente del tavolo con il Ministro e con le Regioni, per utilizzare ogni leva possibile e impedire che Electrolux scarichi sui lavoratori il costo delle proprie scelte. Giampiero Santoni, Cisl, critica la situazione di Beko di Melano, dove sono passati 16 mesi dall’accordo al Ministero che prevedeva licenziamenti ma investimenti per rilanciare le fabbriche in Italia, senza però vedere risultati concreti.

L’interrogazione dell’europarlamentare Carlo Ciccioli

L’europarlamentare di FdICarlo Ciccioli ha depositato al Parlamento europeo un’interrogazione alla Commissione, chiedendo chiarezza sull’eventuale utilizzo, da parte di Electrolux, di fondi o strumenti finanziari europei dal 2017 a oggi. È necessaria una verifica del rispetto delle condizioni previste, valutando anche l’eventuale recupero delle risorse in caso di inadempienze, e accertare che siano state rispettate le norme europee sull’informazione e la consultazione dei lavoratori.

Ciccioli ha anche chiesto alla Commissione di valutare, in collaborazione con il Governo italiano e la Regione Marche quali strumenti europei possano sostenere un piano alternativo di continuità produttiva o di riconversione industriale dello stabilimento di Cerreto d’Esi. La difesa dell’occupazione e del tessuto produttivo italiano e del Fabrianese deve essere una priorità condivisa. Il confronto istituzionale deve proseguire a ogni livello, perché una comunità che ha già pagato un prezzo elevato alle crisi industriali non può essere lasciata sola ad affrontare l’ennesima emergenza.

La situazione attuale e le prospettive future

La situazione attuale è critica, con lavoratori e sindacati che chiedono un intervento serio da parte della politica nazionale. Pierpaolo Pullini, Fiom, sottolinea l’importanza di un sostegno politico per trasformare queste lotte in un paradigma contro la precarietà e la povertà. Isabella Gentilucci, Uilm, chiede un piano industriale fondato sull’occupazione.

La manifestazione di oggi a Cerreto d’Esi è solo l’inizio di una battaglia che promette di essere lunga e complessa. I lavoratori e i sindacati sono determinati a non arrendersi, chiedendo un intervento concreto per salvare i posti di lavoro e garantire un futuro alla manifattura italiana.

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