Il 6 ottobre i finanzieri dei Comandi Provinciali di Torino e Ancona hanno messo in atto un’operazione di grande portata, culminata con l’esecuzione di un’ordinanza del G.I.P. del Tribunale di Torino nei confronti di 18 indagati. L’azione, coordinata dalla Procura Europea (EPPO) – Ufficio di Torino ha smantellato un complesso schema di frode IVA a carattere transnazionale, principalmente riferito al commercio di materie plastiche e, in alcuni casi, di calzature.
Operazione congiunta di Torino e Ancona
Le indagini, condotte dai Nuclei PEF di Ancona e Torino hanno permesso di tracciare una struttura criminale con base nelle Marche e ramificazioni in diverse regioni italiane e in paesi dell’Unione Europea, tra cui Austria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania e Ungheria. La rete si avvaleva di società “cartiere” e “filtro” prive di dipendenti reali, intestate a prestanome che emettevano fatture per operazioni inesistenti. Gli investigatori hanno ricostruito il periodo di attività, dal 2018 al 2022 durante il quale sono state prodotte fatture false per un valore complessivo di circa 100 milioni di euro.
Come funzionava il “carosello” delle fatture
Il cuore del piano consisteva nello scambio di fatture false che simulavano l’acquisto di polimeri plastici o calzature da parte di clienti italiani. Queste fatture, emesse da società di comodo situate all’estero o nel Nord-Centro Italia, consentivano ai compratori di richiedere indebitamente la detrazione dell’IVA. In diversi casi, la merce veniva fisicamente spostata da Gorizia a località austriache come Furnitz o Villach e poi ritornava in Italia, ma sulle scrivanie comparivano cessioni a società dell’Est Europa a cui la merce non era mai stata effettivamente inviata.
Società “cartiere” e “filtro” nella pratica
Le “cartiere” fungevano da fornitore apparente mentre le “filtro” raccoglievano i pagamenti senza mai presentare le dichiarazioni fiscali dovute. Il denaro ricavato veniva poi redistribuito a tutti i partecipanti al circuito, grazie anche a finanziatori esterni che offrivano prestiti per alimentare il flusso di pagamenti fraudolenti.
Misure cautelari, sequestri e dimensioni del danno
Sulla base del compendio indiziario, il G.I.P. di Torino ha disposto 11 ordinanze di custodia cautelare8 con carcere effettivo, 3 con arresti domiciliari, e 7 provvedimenti di interdizione che vietano temporaneamente l’esercizio di attività professionali o imprenditoriali. Inoltre, sono stati sequestrati i beni di 23 persone fisiche e 16 imprese per un valore complessivo di circa 25 milioni di euro considerati il profitto illecito della frode.
Il procedimento è ancora nella fase di indagini preliminari; gli indagati non sono considerati colpevoli fino a una sentenza definitiva. L’operazione ha coinvolto più di 140 finanzieri supportati da unità cinofile “cash dog”, e ha interessato le forze di ordine di Piemonte, Marche, Lazio, Veneto, Lombardia, Puglia e Calabria.



