24 Giugno 2026 🌤 30°

Sanità territoriale: la corsa contro il tempo per le case di comunità

Le Marche puntano sulle case di comunità per riformare la sanità territoriale. Scopri come il governo sta affrontando la sfida

Sanità territoriale: la corsa contro il tempo per le case di comunità

Le case di comunità rappresentano una svolta fondamentale per la sanità territoriale italiana. Con una scadenza impellente fissata per il 30 giugno le Marche e il governo stanno lavorando senza sosta per rendere operative queste strutture, finanziate con 2 miliardi di euro dal Pnrr. L’obiettivo è alleggerire i pronti soccorso e offrire servizi di prossimità ai cittadini.

Le Marche in prima linea per la sanità territoriale

Il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli ha sottolineato l’importanza strategica delle case di comunità. “Le case di comunità sono un punto di riferimento fortissimo per la sanità del territorio”, ha dichiarato Acquaroli. “Stiamo lavorando con tutti gli operatori non solo per raggiungere il target, ma per conferire una nuova centralità al territorio.”

Acquaroli ha anche evidenziato come la sanità territoriale sia stata pesantemente smantellata negli anni scorsi, dal 2012 al 2019 con conseguenze negative sui distretti poliambulatoriali e sulle aree periferiche. Questo ha portato a un sovraffollamento dei pronti soccorso, poiché i cittadini non trovano risposte altrove.

La corsa contro il tempo per rispettare i tempi del PNRR

Con solo due settimane a disposizione per rispettare la scadenza del PNRR il Ministero della Salute sta cercando soluzioni per far funzionare le case di comunità. L’accordo preliminare approvato il 17 giugno prevede che i medici lavorino nelle case di comunità fino a sei ore alla settimana per 48 settimane l’anno.

Secondo i dati dell’Agenas nella seconda metà del 2026 le case di comunità con almeno un servizio attivo erano 781 circa il 45% di quelle programmate inizialmente. Solo 66 erano pienamente operative, meno del 4%.

La riforma dei medici di famiglia

Il ministro della Salute, Orazio Schillaci aveva proposto una riforma per assumere direttamente i medici di famiglia come dipendenti, ma l’idea è stata abbandonata a causa dell’opposizione dei sindacati e delle pressioni interne alla maggioranza di governo. La soluzione temporanea è stata trovata con l’accordo preliminare, che prevede prestazioni aggiuntive riconosciute e retribuite.

Le sfide future per la sanità territoriale

Nonostante i progressi, restano molte sfide da affrontare. La FIMMG il principale sindacato dei medici di medicina generale, ha accolto con favore l’accordo, ma le discussioni continuano per definire tutti i particolari. Inoltre, anche il contratto degli infermieri di famiglia e comunità è un problema aperto.

Il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato ha ipotizzato l’uso di un decreto per obbligare i medici a lavorare nelle case di comunità, qualora non si raggiunga un’intesa. “Non è la strada che auspichiamo, ma resta uno strumento a disposizione qualora non si raggiungesse un’intesa idonea a conseguire nei tempi previsti gli obiettivi di interesse pubblico previsti dal PNRR”, ha detto Gemmato.

Le case di comunità rappresentano una grande opportunità per riformare la sanità territoriale, ma la strada da percorrere è ancora lunga. Con la scadenza del 30 giugno alle porte, il governo e le regioni devono lavorare insieme per garantire che queste strutture diventino una realtà concreta per i cittadini.

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