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Cooperative sociali e Terzo Settore nelle Marche: come migliorare lavoro e occupazione

Un'analisi presentata il 25 maggio ad Ancona mette in luce salari, conciliazione e formazione come leve per attrarre personale nel Terzo Settore

Cooperative sociali e Terzo Settore nelle Marche: come migliorare lavoro e occupazione

Il panorama dell’economia sociale nelle Marche è stato al centro del convegno “Questione Sociale 2026” tenutosi il 25 maggio ad Ancona. L’incontro ha riunito istituzioni, rappresentanti delle cooperative e accademici per discutere misure concrete rivolte a sostenere occupazione e inclusione. Dai numeri del RUNTS alle proposte operative, l’evento ha messo a fuoco sia l’impatto economico del settore sia le strategie per migliorare la qualità del lavoro e attrarre nuove professionalità.

La Regione e la Camera di Commercio hanno illustrato accordi e stanziamenti pensati per consolidare il ruolo delle realtà non profit sul territorio. Alla tavola rotonda sono intervenuti esponenti come Gino Sabatini, Tiziano Consoli, e rappresentanti europei che hanno evidenziato la necessità di collegare politiche locali e indirizzi comunitari. Parallelamente, una ricerca dell’Università Politecnica delle Marche ha fotografato le sfide interne alle cooperative sociali e le possibili leve di miglioramento.

Numeri e quadro istituzionale

Le Marche confermano il loro dinamismo nel Terzo Settore con 4.547 enti iscritti al RUNTS, di cui 2.255 ammessi al 5 per mille. La distribuzione provinciale evidenzia concentrazioni maggiori ad Ancona con 1.371 enti e a Pesaro e Urbino con 1.000, mentre una maggiore densità rispetto alla popolazione si registra ad Ascoli Piceno e Macerata. Sul piano economico il comparto non profit genera 523,5 milioni di euro di valore aggiunto, con l’assistenza sociale come voce principale, impiegando 17.178 lavoratori; la sola cooperazione regionale coinvolge 32.878 occupati. Questi dati sottolineano l’importanza strategica del settore per lo sviluppo locale.

Protocolli e nuovi strumenti

Nel corso dell’evento è stato illustrato un Protocollo d’Intesa con le cooperative sociali volto a facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e a sostenere l’inclusione lavorativa. Tra le misure annunciate figurano l’attivazione del protocollo con gli Ambiti Territoriali Sociali per i tirocini di inclusione connessi al PNRR-GOL e le linee guida per le Borse Lavoro 2026-2027, con uno stanziamento complessivo di 6 milioni di euro. Questi interventi mirano a trasformare i dati in azioni operative per il territorio.

Qualità del lavoro nelle cooperative sociali

La ricerca condotta dall’Università Politecnica delle Marche e presentata da Marco Arlotti ed Enrico Piras ha evidenziato criticità e risposte già in atto nelle cooperative sociali. Al centro delle preoccupazioni c’è la difficoltà di reclutare e trattenere personale, un problema che riflette tendenze più ampie del mercato del lavoro. Per contrastarlo vengono individuate leve concrete: sostegno dei salari, creazione di percorsi che favoriscano la conciliazione tra vita privata e lavoro e rafforzamento della formazione continua.

Dimensioni della qualità

L’analisi propone una visione articolata della qualità del lavoro, che non si limita alla retribuzione ma include il benessere psicofisico dei lavoratori, la partecipazione ai processi decisionali e la creazione di percorsi professionali chiari. Strumenti come l’ascolto organizzativo, la partecipazione e piani formativi mirati emergono come elementi essenziali per rendere il settore più attrattivo e sostenibile. Le cooperative che stanno sperimentando queste soluzioni segnalano miglioramenti nella fidelizzazione delle risorse.

Proposte, responsabilità e prospettive

I rappresentanti intervenuti, tra cui Giorgia Sordoni per Federsolidarietà e figure europee come Giuseppe Guerini e Giuseppe Tripoli, hanno richiamato l’attenzione sulla necessità di politiche integrate. L’approccio suggerito combina interventi economici, come l’incremento delle retribuzioni e finanziamenti mirati, con azioni organizzative, quali percorsi di inserimento e tirocini. L’obiettivo dichiarato è aumentare il numero di persone inserite da condizioni di svantaggio e consolidare il ruolo della cooperazione come mediatore principale di questi processi.

Verso un piano operativo

Per tradurre proposte in risultati occorre garantire collegamenti efficaci tra istituzioni, enti locali, cooperative e piattaforme europee. L’azione coordinata intende valorizzare il valore aggiunto economico e sociale del settore, rendendo sostenibili le pratiche di inclusione e creando percorsi professionali stabili. La sfida rimane quella di coniugare capacità amministrative e risorse finanziarie per assicurare che le misure annunciate producano impatti misurabili sul territorio.

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