La baia di Portonovo è stata teatro di una mattinata di disordine viario: migliaia di persone, tra residenti e visitatori, si sono riversate sulle spiagge generando code, manovre pericolose e parcheggi irregolari. L’afflusso, prevedibile vista la bella giornata e la voglia di mare, ha però trovato un sistema di controllo ancora non operativo, con effetti a catena sulla viabilità locale e sul decoro dell’area.
Il problema non è stato soltanto la quantità di veicoli, ma la disposizione degli steward e degli agenti che hanno agito prevalentemente a valle, trasformando i presidi in veri e propri punti di strozzatura. Dal risultato sono nate lunghe attese, inversioni improvvise e tentativi di «furbetti» che hanno cercato posteggio in posti non autorizzati, incluse aree boschive e campi coltivati.
Perché la situazione è degenerata
La spirale di confusione è stata innescata dalla mancata attivazione della zona a accesso controllato, prevista ma non ancora operativa. Senza un filtro a monte sulla principale arteria d’ingresso, ogni auto ha potuto dirigersi verso la baia fino a quando i due parcheggi principali, Lago grande e La Torre, si sono riempiti. Il presidio presente più in basso ha avuto l’effetto opposto a quello desiderato: diventando un punto di blocco, ha costretto i veicoli a tornare indietro nelle strette stradine interne, peggiorando la circolazione e creando ingorghi concentrici.
Il ruolo dei parcheggi e delle navette
I posti nel park pubblico a pagamento sono terminati molto rapidamente, mentre alcune navette gratuite messe a disposizione dal Comune hanno registrato un’affluenza elevata e hanno funzionato come previsto. Tuttavia, la domanda ha superato l’offerta: più auto hanno cercato nuove soluzioni di sosta e in alcuni casi tre veicoli hanno occupato spazio concepito per due, con manovre azzardate e soste vietate. Questo ha contribuito a generare ulteriori punti di congestione sulle vie di discesa.
Comportamenti e conseguenze
Di fronte al pienone alcuni automobilisti hanno scelto soluzioni estreme: sostare sul bordo della Provinciale del Conero, occupare a scopo di parcheggio aree agricole o trasformare un piccolo spazio picnic in un posteggio improvvisato dopo aver piegato una staccionata. Queste scelte hanno prodotto due effetti immediati: il rischio per la sicurezza e l’intervento degli agenti, con sanzioni amministrative. I primi cinque trasgressori fermati per l’uso dell’area boschiva sono stati multati con 150 euro ciascuno.
Il bilancio delle sanzioni
Durante la giornata sono state elevate numerose contravvenzioni: già a mezzogiorno risultavano oltre 70 multe lungo la Provinciale e altre 20 nella discesa verso la baia, mentre il totale giornaliero ha superato le 100 sanzioni. Molte violazioni riguardavano soste in divieto o occupazione di aree non destinate al parcheggio, con importi che in alcuni casi si sono attestati sotto i 50 euro quando la violazione era meno grave.
Le misure adottate e le critiche
A metà giornata la polizia locale ha dovuto adottare provvedimenti più incisivi per impedire il peggioramento della situazione: l’accesso al park La Torre è stato chiuso dalla pattuglia, riproponendo però quel meccanismo di blocco a valle che molti hanno criticato definendolo un tappo più che un filtro. La sensazione diffusa tra i cittadini è che ogni estate si ripeta lo stesso schema: attese, sorprese e risposte tampone che non risolvono il problema di fondo.
Criticità organizzative
Le lacune organizzative sono state messe in evidenza dalla chiusura temporanea di altre aree di sosta, come il park Pieri, non ancora riaperto, e dalla mancata sincronizzazione tra apertura della zona a traffico limitato e flusso di visitatori. L’assenza di una pianificazione coerente ha reso più difficile gestire l’afflusso e ha favorito comportamenti individuali che hanno peggiorato l’ordine pubblico e la fruizione dell’ambiente.
Conclusioni e riflessioni
La giornata a Portonovo ha mostrato che senza un controllo preventivo e una comunicazione chiara ai visitatori è facile che la voglia di mare prevalga sul rispetto delle norme. Per evitare il ripetersi di scene analoghe, sarebbe necessario ripensare il sistema di accesso, potenziare i filtri a monte e coordinare in anticipo la disponibilità dei parcheggi e delle navette. Solo così si potrà conciliare l’afflusso turistico con la sicurezza e la tutela del territorio.
In attesa di interventi strutturali, le misure emergenziali come le chiusure a valle e le sanzioni continueranno a essere l’unico strumento operativo per limitare il caos, ma rischiano di risultare impopolari e inefficaci se non accompagnate da scelte più lungimiranti e condivise.



