Il Comune di Ancona si trova al centro di una bufera amministrativa: la carta di rappresentanza di Ancona Servizi, società interamente partecipata dal Comune, è stata impiegata per pagare più di 6.500 euro di pranzi e cene di rappresentanza in meno di un anno.
Spese di rappresentanza di Andrea Ciccarelli
Il carta di rappresentanza intestata ad Andrea Ciccarelli, amministratore unico di Ancona Servizi, ha generato 53 addebiti tra ottobre 2025 e agosto 2026. Tra i ristoranti più citati spiccano “Il Bugigattolo” e il “Giardino” di via della Vittoria, dove una singola fattura ha superato i 4.000 euro. Alcuni dei consumi più clamorosi includono una fiorentina da 77 euro, bottiglie di Monacesca da 20 euro l’una e persino una “pizzata” fatturata alle 22:52, con tre pizze, sei birre e cinque amari per una spesa di 105 euro.
Pranzi notturni e asporti per dipendenti
Alcune delle spese sono state registrate dopo le 22.00, sollevando dubbi sulla loro qualificazione come “pranzo di lavoro”. In più, sono stati addebitati 690 euro per tredici giorni di pranzo d’asporto destinati ai dipendenti impegnati nella Fiera di San Ciriaco, nonché una cena di gratificazione a Portonovo per 600 euro, comprensiva di cinque bottiglie di Campanelli San Michele e diversi antipasti di pesce.
Reazione del sindaco e intervento della Procura
Il sindaco Marco Silvetti, visibilmente irritato, ha dichiarato che, in assenza di dimissioni spontanee, provvederà a revocare l’incarico conferito a Ciccarelli nel febbraio 2024 per la gestione della cooperativa di infrastrutture stradali. Il sindaco ha inoltre ordinato al segretario generale Giovanni Montaccini di inviare tutti gli estratti conto della carta alla procura della Repubblica di Ancona e alla Corte dei Conti.
Procedura di verifica interna
Parallelamente, la governance e i revisori dei conti di Ancona Servizi sono stati convocati per capire come le spese siano passate inosservate per così tanto tempo. Il sindaco ha sottolineato che la sobrietà nella gestione dei fondi pubblici è incompatibile con pranzi da re in ristoranti di alto livello.
Controlli NAS a Faenza: cantine sospese e vino sequestrato
Nel frattempo, nella vicina provincia di Faenza, il NAS di Bologna, in collaborazione con l’Istituto Centrale per la Qualità e la Repressione delle Frodi (ICQRF), ha concluso una verifica su circa venti strutture vinicole. Le ispezioni hanno evidenziato muffe nere sui muri delle cantine, deiezioni di roditori, uve in avanzato stato di decomposizione e laboratori di cucina abusivi privi di autorizzazione HACCP.
Sequestro e sanzioni
Come risultato, tre attività sono state chiuse per inadempienze igienico-sanitarie e sono stati sequestrati 15.000 litri di vino, mosti e bottiglie per un valore stimato di 110.000 euro. Inoltre, 140 litri di liquori ad alta gradazione prodotti illegalmente e 1.200 kg di alimenti non conformi sono stati bloccati. Le autorità hanno emesso 15 sanzioni amministrative per un totale di 25.000 euro.
Il caso di Ancona Servizi e le scoperte a Faenza mostrano come il controllo sulla gestione del denaro pubblico e sulla sicurezza alimentare possa ancora presentare gravi lacune, spingendo le amministrazioni locali a intervenire con decisione per salvaguardare la fiducia dei cittadini.



