La tensione attorno al chiosco del Parco Belvedere di Posatora è esplosa pubblicamente con una serie di post sui social network che hanno anticipato eventi promossi dai nuovi gestori. Da una parte la famiglia Ramazzotti — con Lorenzo e Luca al centro della vicenda dopo 11 anni di gestione — dall’altra il collettivo Posapark composto da Alessandro Coen, Federico Gasparroni e Valerio Barigelletti. I contendenti si accusano a vicenda su trasparenza, criteri di valutazione della gara e regolarità dei pagamenti, mentre l’opinione pubblica segue il dibattito tra comunicati e testimonianze.
Nel cuore della polemica ci sono le modalità di promozione degli eventi e la sequenza temporale dei fatti amministrativi: i Ramazzotti denunciano una promozione targata Posapark prima che il passaggio fosse percepito come concluso; i nuovi gestori affermano invece di aver già ottenuto l’aggiudicazione provvisoria e che la comunicazione social non ha influito sull’iter. Sullo sfondo appaiono atti ufficiali, ricorsi e un confronto numerico che i protagonisti usano per sostenere le rispettive posizioni.
Come è iniziata la controversia
Secondo la versione dei Ramazzotti, la scintilla è scattata quando sui profili social del gruppo vincitore sono comparse date di concerti e manifestazioni al parco, pubblicizzate come gratuite. La famiglia contesta il punteggio assegnato a questo criterio nella gara — dove ai ricavi dei biglietti è attribuito un peso del 20% — chiedendo come sia stato possibile ottenere il massimo punteggio presentando eventi poi annunciati come senza ingresso a pagamento. Posapark replica sostenendo che non esiste attualmente «alcun incasso da biglietti» su cui applicare percentuali e che la gratuità non viola gli obblighi assunti in sede di gara, lasciando aperta la possibilità di eventi a pagamento in futuro.
Il nodo degli eventi e dei biglietti
Il dibattito sui concerti mette in evidenza una discrepanza tra interpretazioni: per la famiglia Ramazzotti il punteggio conferito alla proposta di promozione eventi è sospetto, mentre Posapark descrive la comunicazione come attività propedeutica alla stagione estiva. In questo contesto, la trasparenza sulle offerte economiche e la chiarezza sul criterio che valuta la presenza di eventi gratuiti o a pagamento diventano elementi centrali della controversia. Entrambe le parti presentano versioni che puntano a legittimare le proprie scelte, trasformando temi tecnici di gara in argomenti di scontro pubblico.
Questioni amministrative e numeri della gara
La disputa non è solo comunicativa ma anche amministrativa: i Ramazzotti ricordano di aver vinto un ricorso al Tar nel gennaio 2026 e pongono l’accento sul nuovo bando con scadenza il 17 marzo. Contestano inoltre il drastico aumento della base d’asta, passata dagli 2.000 euro del 2014 a oltre 14.000 euro attuali, e sollevano dubbi sulla determina del 17 aprile relativa al ricalcolo del canone sul periodo effettivo di gestione. Posapark ribatte che la gara non premiava «la nostalgia» o la durata della precedente gestione e fornisce i punteggi ufficiali come prova della legittimità della scelta.
I punteggi e le difformità contestate
Nei documenti ufficiali emerge che il progetto dei nuovi gestori ha ottenuto 65,66 su 70 punti, mentre quello dei Ramazzotti ha totalizzato 24,66, risultando ultimo tra i cinque partecipanti. Per Posapark questi valori sono dati oggettivi che chiudono ogni discussione: «Il resto è narrazione», dichiarano. I Ramazzotti, dal canto loro, continuano a sollevare richieste di accesso agli atti per verificare la regolarità dei pagamenti di canone e Cup per il 2026 e mettono in dubbio alcune determinazioni comunali che, a loro dire, avrebbero favorito un ricalcolo compensato da investimenti sulle strutture del chiosco.
Accordi, reazioni e prospettive per il parco
Un altro elemento al centro del contendere è l’accordo bonario che il Comune e le parti indicano come fatto: Posapark parla di un’intesa già raggiunta il 6 febbraio riguardo alle opere non asportabili rimaste acquisite al bene pubblico, affermando che «non è stato regalato nulla» e che non esistono debiti o pendenze. I Ramazzotti, contrariati, salutano i sostenitori annunciando che «il motore oggi si spegne», mentre i nuovi gestori ribadiscono che il Parco Belvedere è «un bene pubblico, non il feudo di una singola gestione», promettendo di renderlo più vivo, accessibile e frequentabile. Sullo sfondo restano i ricorsi, le richieste di documentazione e l’attesa che gli atti amministrativi chiariscano definitivamente la questione.