Il PUMS (Piano Urbano di Mobilità Sostenibile) di Ancona è in fase di approvazione, ma la cittadinanza osserva con scetticismo la distanza fra le dichiarazioni istituzionali e la realtà delle strade. Sul sito del Comune è presente una pagina che elenca diversi percorsi ciclopedonali, tuttavia, una verifica sul campo rivela che la maggior parte di essi è incompleta, disomogenea o addirittura inesistente. Questa discrepanza mette in evidenza una problematica più ampia: la mobilità sostenibile a Ancona sembra ancora un progetto teorico più che una realtà quotidiana.
Percorsi elencati dal Comune e la loro effettiva fruibilità
La lista ufficiale include sei percorsi. Il primo, “Porto-Passetto”, si limita a collegare Viale della Vittoria, piazza Cavour e Corso Garibaldi, senza creare una vera via pedonale continua. Il secondo collega piazzale Italia a piazza Rosselli, rappresentando quello che resta della vecchia pista ciclabile che un tempo congiungeva la stazione ferroviaria al centro. Quel tracciato prevedeva inizialmente una sezione sul marciapiede, un attraversamento delle strisce pedonali e un corridoio ciclabile sul lato opposto, ma oggi la continuità è interrotta.
Dettagli sui tratti più critici
Il punto tre, la via Giordano Bruno, presenta solo alcuni metri di asfalto rifatti; le crepe e le buche sono ancora numerose e la colorazione rosso-chiaro, tipica delle piste ciclabili, è quasi sparita. Il percorso di Corso Carlo Alberto (punto quattro) è, in realtà, una zona pedonale senza separazione per le biciclette. Solo il punto cinque, via Mattei, sembra rispecchiare gli standard: cordolo, sfondo liscio e marcatura rossa, ma la pista si interrompe dopo circa 150 metri tra le due rotatorie di via Marconi, dove le condizioni sono pietose – buche, solchi e tombini rotti rendono l’uso pericoloso. Inoltre, per accedere al porto turistico da Marina Dorica, i ciclisti devono percorrere una strada stretta, affollata di auto parcheggiate e veicoli pesanti, per poi imbattersi nuovamente in traffico di camion all’uscita di via Mattei.
La Biciclovia del Conero e le osservazioni della Fondazione Scarponi
Nel 2024 è stata inaugurata la Biciclovia del Conero, ma fin dal suo avvio ha ricevuto critiche nette. Tommaso Rossi, della Fondazione Scarponi, ha definito il percorso «un percorso complesso, a tratti pericoloso, oltretutto con scarsa manutenzione». Secondo Rossi, la via non si configura come parte di una rete cittadina, ma come una semplice “passeggiata panoramica” priva di collegamenti funzionali. I vecchi tronconi, secondo il suo giudizio, non sono neanche considerati, perché non conducono a destinazioni utili, mentre le recenti corsie ciclabili nascoste in periferia appaiono come iniziative sporadiche e non integrate.
Problemi di continuità e manutenzione
Le critiche di Rossi sottolineano due aspetti fondamentali: la mancanza di una rete ciclabile interconnessa e la carenza di manutenzione regolare. La sua proposta è un piano complessivo che colleghi i principali punti di interesse della città, consentendo spostamenti in bici senza ricorrere all’auto. Ancona, infatti, si sviluppa prevalentemente su pianura, e l’uso di biciclette elettriche potrebbe superare le difficoltà delle salite. La conclusione è chiara: senza un progetto integrato, il PUMS rischia di restare una dichiarazione di intenti più che una soluzione concreta per la cittadinanza.



