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Alluvioni nella valle del Misa e Nevola: il convegno di Senigallia

Il convegno di Senigallia esamina le due grandi alluvioni della valle del Misa e Nevola e le nuove proposte per proteggere il territorio.

Alluvioni nella valle del Misa e Nevola: il convegno di Senigallia

Giovedì 5 novembre 2026, alle ore 17:30, l’Auditorium San Rocco di Senigallia sarà il palcoscenico della 14ª Settimana del Pianeta Terra. L’evento, organizzato dall’Associazione “Settimana del Pianeta Terra-APS”, ha come fulcro la discussione delle alluvioni che hanno colpito la valle del Misa e Nevola negli ultimi otto anni.

La manifestazione, iniziata nel 2012, è ormai un punto di riferimento nazionale: in più di 800 località hanno avuto protagonisti 2 200 Geoeventi, coinvolgendo centinaia di migliaia di cittadini, scuole e istituzioni. L’obiettivo è rendere le Geoscienze accessibili al grande pubblico, evidenziando il legame tra geologia, ambiente e sviluppo sostenibile.

Le due alluvioni che hanno segnato la valle del Misa e Nevola

Nel maggio 2014 e nuovamente a settembre 2022, la zona collinare e fluviale della valle del Misa e Nevola è stata travolta da violente alluvioni. Entrambe gli eventi hanno causato vittime, danni ingenti al patrimonio immobiliare pubblico e privato e alla rete infrastrutturale. Le dinamiche di innesco, però, sono state diverse: la prima è stata scatenata da intense precipitazioni estive, mentre la seconda ha combinato piogge prolungate e un regime idrologico già critico.

Le differenze nei meccanismi di diffusione hanno influito sulla tipologia di danni: nel 2014 le zone più vulnerabili sono state quelle a diretto contatto con il fiume, mentre nel 2022 l’erosione superficiale ha aggravato le frane e la perdita di suolo. I dati raccolti dal CNR IRPI di Torino e dall’Autorità di Bacino Regionale sono stati fondamentali per ricostruire gli scenari e identificare le aree più esposte.

Analisi post-evento e proposte di mitigazione

Il convegno dedicato a Senigallia approfondirà le attività svolte nella fase post-evento, ponendo l’accento su misure di mitigazione del rischio idraulico a livello di intero bacino. Sarà illustrato come la trasformazione di una zona del bacino possa generare effetti a catena su aree adiacenti, rendendo imprescindibile una pianificazione integrata.

Tra le soluzioni proposte vi sono interventi strutturali, come la realizzazione di bacini di contenimento, e azioni più snelle, tra cui il miglioramento della capacità di assorbimento dei suoli agricoli. Incrementare la capacità di ritenzione del terreno significa allungare i tempi di corrivazione, ridurre l’erosione e limitare l’impatto delle future piogge intense.

Cambiamenti d’uso del suolo e loro impatto sul rischio idraulico

Fino agli anni sessanta del secolo scorso, le aree lungo il fiume erano prevalentemente agricole. Da allora, molte di esse sono state convertite in zone residenziali o produttive, soprattutto nella media e bassa valle, mentre le zone interne sono state progressivamente abbandonate. Questo mutamento ha alterato il regime idrologico della valle, aumentando la vulnerabilità alle alluvioni.

Il dibattito includerà anche il ruolo del suolo agricolo nel trattenere le acque piovane: tecniche di conservazione, rotazioni colturali e coperture vegetali sono suggerite per potenziare la capacità drenante naturale. Tali pratiche, se integrate con interventi strutturali, possono fornire benefici tangibili nel breve e medio termine, soprattutto in un contesto di crisi climatica.

Interventi dei relatori

Tra i protagonisti dell’incontro figurano il Prof. Rodolfo Coccioni, geologo e presidente dell’Associazione “Settimana del Pianeta Terra-APS”, il geologo-geomorfologo Fabio Luino del CNR IRPI di Torino, il responsabile della Carta Geologica Regionale Marcello Principi, l’agronomo Alessandro Pettinari e altri esperti come Pieramelio Baldelli e Marco Lion. Ognuno presenterà la propria analisi, dalle ricostruzioni storiche delle espansioni urbanistiche agli studi di impatto ambientale, offrendo una panoramica completa su come proteggere il territorio da futuri eventi estremi.

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