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Carrelli bloccano la via ad Ancona, manifestanti scagliano uova contro la Banca d’Italia

A Ancona manifestanti hanno incatenato carrelli, acceso fumogeni e scagliato uova contro la Banca d'Italia, chiedendo una risposta al caro‑vita e al conflitto armato.

Carrelli bloccano la via ad Ancona, manifestanti scagliano uova contro la Banca d’Italia

Il corteo si è tenuto venerdì 30 ottobre ad Ancona, inserito nel più ampio sciopero generale indetto dall’Usb. Attorno a centinaia di portuali, studenti e attivisti dei centri sociali, la manifestazione ha avuto come capofila la denuncia del costo della vita e la condanna delle politiche belliche del governo.

Carrelli incatenati per bloccare la viabilità

Nel tratto compreso tra via De Gasperi e Piazzale Italia, alcuni partecipanti hanno legato insieme una fila di carrelli della spesa vuoti usando catene robuste, creando un ostacolo fisico che ha sospeso il transito dei veicoli. L’azione, pur semplice nella sua esecuzione, è stata pensata per attirare l’attenzione su un tema quotidiano: la difficoltà di far quadrare le spese familiari. Gli organizzatori hanno spiegato che il gesto rappresenta l’impossibilità di mettere la spesa a tavola con prezzi insostenibili.

Strategia dei manifestanti

Gli attivisti hanno scelto di collocare i carrelli all’incrocio proprio dove il flusso stradale è più intenso, in modo da amplificare l’impatto visivo. La catena che li univa è stata descritta come simbolo della gabbia economica che trattiene i cittadini, mentre il rumore dei veicoli fermati ha fornito il sottofondo sonoro della protesta.

Attacco simbolico alla sede della Banca d’Italia

Proseguendo lungo via Marconi, verso il centro, il gruppo ha raggiunto la sede anconetana della Banca d’Italia. Qui i manifestanti hanno acceso fumogeni blu e gialli, richiamando i colori della bandiera ucraina, per sottolineare la loro opposizione alla guerra. In seguito sono stati lanciati uova e vernice contro la porta d’ingresso, la facciata e le finestre dell’istituto.

Le uova, rotte al contatto, hanno prodotto un forte schiocco simbolico, mentre la vernice, sparsa in strisce rosse, gialle e blu, è stata interpretata come un segno di condanna verso le attività finanziarie ritenute complici di politiche di bilancio che aggravano il costo della vita. I fumogeni, inoltre, hanno costituito un chiaro segnale di solidarietà con il popolo ucraino.

Domande di solidarietà internazionale e minuto di silenzio per i caduti di Fincantieri

Nel cuore della manifestazione, un minuto di silenzio è stato osservato in memoria di Sofiane Boutraa e Kabir Mohidul, due operai di Fincantieri scomparsi in un incidente sul cantiere di Ancona il 29 settembre. Il silenzio è stato accompagnato da parole di vicinanza rivolte alle famiglie, sottolineando la volontà di non dimenticare i lavoratori caduti nelle attività produttive della città.

Parallelamente, il portavoce dell’Usb, Marco Bini, ha evidenziato che la protesta non è solo una risposta al cari-vita, ma anche parte di uno sciopero internazionale che coinvolge 113 porti nel mondo. Bini ha dichiarato che i portuali anconetani rifiuteranno la movimentazione di armi, chiedendo che gli scali non diventino hub di guerra ma rimangano centri di commercio civile.

Il collettivo dei portuali dorici ha confermato che, al momento, non transitano armi ad Ancona, ma la loro presenza al corteo serve a solidarizzare la protesta con quella dei colleghi di altri porti, creando un fronte comune contro il riarmo e la spesa crescente per le famiglie italiane.

La manifestazione si è conclusa in piazza Stamira, dove gli organizzatori hanno invitato i partecipanti a mantenere alta la pressione sulle istituzioni, chiedendo al governo di rinunciare alle politiche belliche e di intervenire concretamente per ridurre i prezzi al consumo.

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