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Banche clandestine e fatture false: come gruppi transnazionali hanno convogliato miliardi

Un controllo a Senigallia ha fatto emergere una rete di società cartiere e fatture false che avrebbero permesso il trasferimento di miliardi verso istituti cinesi; indagini collegate a operazioni in provincia di Lodi e a Prato rivelano meccanismi di riciclaggio, traffici di clandestini e collegamenti con la criminalità organizzata

Banche clandestine e fatture false: come gruppi transnazionali hanno convogliato miliardi

Un controllo apparentemente banale su un minivan carico di generi di consumo nella periferia di Senigallia è stato l’innesco di un’inchiesta che ha svelato un sistema di trasferimento illecito di capitali con sbocco verso la Cina. Le verifiche successive hanno messo in luce società cartierefatture false generate da server in Lombardia e ingenti somme di denaro contante rinvenute durante perquisizioni in tutta Italia.

Parallelamente, altre indagini in regioni diverse hanno ricostruito analoghi meccanismi: da una filiera scoperta in provincia di Lodi con transiti stimati in centinaia di milioni, fino a una maxi operazione in Toscana che ha evidenziato l’impiego di una «banca» clandestina a servizio di reti criminali per movimentare decine di milioni ogni anno.

Da Senigallia a Sesto San Giovanni: la scoperta delle fatture false e i miliardi in transito

La sequenza investigativa partita nella provincia di Ancona ha portato gli inquirenti a individuare, in un capannone tessile, decine di aziende che esistevano solo sulla carta e lavoratori impiegati in nero. Le indagini, coordinate dalla procura di Ancona e dal comando della Guardia di finanza, hanno ricostruito l’emissione di circa 12.000 fatture false gestite via server ubicati in un condominio a Sesto San Giovanni.

Da quei computer venivano generate fatture per merci e servizi inesistenti: imprenditori italiani eseguivano pagamenti verosimili online su quelle bollette, ricevendo poi il contante in restituzione da parte degli organizzatori, che trattenevano una commissione attorno al 10%. Le autorità hanno trovato denaro in valigie, intercapedini e altri nascondigli, oltre a beni di lusso acquistati per legittimare spese aziendali, tra cui acquisti per milioni in un grande magazzino milanese.

La struttura societaria e i destinatari finali dei flussi

All’interno della rete sono state censite 433 società cartiere distribuite in molte regioni italiane e gestite da decine di cittadini cinesi. I trasferimenti di denaro erano diretti verso specifici istituti bancari statali in Cina, tra cui nomi noti del sistema finanziario cinese. Le autorità si interrogano su quanto gli stessi istituti fossero a conoscenza delle origini dei fondi, considerato il controllo statale sull’economia nel Paese di destinazione.

La filiera emersa in provincia di Lodi: 41 società, otto arresti e 200 milioni

Un’altra attività investigativa nella zona di Lodi ha rivelato una rete composta da 41 società fittizie che emettevano fatture false e praticavano una compensazione interna per ripulire capitali. L’inchiesta, iniziata a seguito di accertamenti su una società risultata inesistente, ha portato al sequestro di beni e conti per circa 31 milioni di euro e al fermo di otto persone, tra cui un professionista coinvolto nella predisposizione dei documenti fiscali.

Le accuse principali comprendono il riciclaggio di denaro proveniente da evasione fiscale, frodi societarie e traffici illeciti; gli investigatori stimano che attraverso questa rete siano passati circa 200 milioni di euro diretti verso la Cina negli ultimi anni. Anche qui il metodo di base era la creazione di fatture inesistenti e la richiesta di una commissione per il servizio di trasferimento.

Prato: «Easy Money», narcotraffico e rotte per migranti

In Toscana, un’operazione di grande portata ha smantellato una struttura che funzionava come una vera e propria banca clandestina con base logistica a Prato, capace di movimentare tra gli 80 e i 100 milioni di euro l’anno. L’indagine ha collegato il meccanismo a sodalizi dediti al narcotraffico e ha documentato il ricorso al sistema di pagamento informale conosciuto come hawala o «moneta volante», che consente di regolare transazioni senza movimenti finanziari tracciabili.

Il network toscano fungeva da canale per pagamenti tra gruppi criminali e fornitori, con una catena che coinvolgeva corrieri, imprenditori del settore tessile e broker internazionali. Le stesse strutture sono state impiegate per organizzare rotte clandestine di migranti cinesi: il costo per persona verso l’Italia era stato quantificato dagli investigatori in circa 9.500 euro.

Provvedimenti e impatto operativo

L’operazione su scala regionale ha portato all’esecuzione di numerosi provvedimenti cautelari, al sequestro di beni per oltre 60 milioni di euro e a indagini che hanno toccato collegamenti con gruppi mafiosi italiani e broker stranieri. Le autorità hanno ricostruito tre matrici connesse: la banca abusiva, l’organizzazione dedita al narcotraffico e la rete per il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Nel loro insieme, questi casi delineano un fenomeno articolato: reti di società fittizie e sistemi di pagamento informali si intrecciano con flussi di contante, consumi di lusso per giustificare spese e la complicità di professionisti che agevolano pratiche amministrative. Le indagini proseguono per ricostruire la totalità dei movimenti e identificare tutti i beneficiari dei trasferimenti illeciti.

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