La celebre Campari Bartender Competition, giunta alla dodicesima edizione, ha fatto tappa a Senigallia per selezionare il miglior bartender regionale. Il format, pensato per mettere alla prova tecnica, creatività e narrazione, si sviluppa da una fase di selezioni online fino alle prove dal vivo: quest’anno il contest ha ricevuto oltre milleseicento candidature e si articola attraverso venti tappe regionali che conducono alla finale nazionale.
La tappa marchigiana ha visto confrontarsi i migliori professionisti locali, scelti in precedenza per rappresentare la regione. Ogni concorrente doveva presentare un cocktail con Campari come ingrediente centrale, capace di raccontare la propria identità professionale e il legame con il territorio. In questa cornice, la giuria ha premiato un progetto che fonde tecnica di miscelazione e riferimenti gastronomici locali.
La tappa di Senigallia e il format della gara
La selezione regionale ha ospitato i venticinque finalisti locali, chiamati a esprimere non solo abilità manuali ma anche capacità di storytelling. Il percorso comprende la famigerata Bar Experience, prove dal vivo e dimostrazioni dove conta la coerenza tra idea e risultato nel bicchiere. La competizione non valuta esclusivamente la tecnica di berding o la precisione del servizio, ma sottolinea l’importanza di saper comunicare il concept dietro il cocktail, rendendo ogni creazione una piccola storia sensoriale.
Selezioni e criteri di valutazione
Tra i criteri principali vi sono originalità, equilibrio dei sapori, presentazione e capacità di evocare un contesto territoriale riconoscibile. La sfida premia idee che riescono a trasformare ingredienti locali in elementi di miscelazione riconoscibili e apprezzabili anche fuori dalla regione. In questa ottica, la vincita a livello regionale rappresenta un riconoscimento importante per chi vuole portare la propria visione alla finale nazionale e, potenzialmente, al titolo di Campari Bartender of the Year.
Il drink vincente: concept e costruzione
Il cocktail che ha convinto la giuria è stato firmato da Roberto Bruscia ed è stato chiamato Americano in Porchetta. L’idea nasce come un twist sull’Americano classico, reinterpretato per richiamare la cultura gastronomica delle Marche. La base amara e strutturata del Campari resta centrale, ma viene integrata con scelte aromatiche e ingredientali pensate per restituire la personalità del territorio in un sorso equilibrato.
Ingredienti e tecnica
La ricetta proposta da Bruscia prevede 50 ml di Campari, 25 ml di vino di visciola, un top di soda all’anice e pepe nero e un’aria di cordiale al finocchietto selvatico. La preparazione è stata eseguita con la tecnica stir & strain, scelta per mantenere la trasparenza degli aromi e l’eleganza del servizio. Il vino di visciola sostituisce il consueto vermouth rosso: le visciole vengono prima sciroppate e poi macerate nel vino di annate precedenti per ottenere un ingrediente profondo e fortemente identitario.
Valore territoriale e prospettive
La vittoria di Bruscia non è stata solo un successo individuale, ma un riconoscimento al ruolo che la miscelazione può avere come veicolo di promozione del territorio. L’uso di prodotti locali come il vino di visciola e l’evocazione delle colline marchigiane attraverso il finocchietto selvatico mostrano come la mixology contemporanea possa dialogare con la tradizione enogastronomica, trasformando sapori familiari in nuovi linguaggi di consumo.
La competizione proseguirà con altre tappe regionali che selezioneranno i rappresentanti per la finale nazionale. Per i bartender, ogni tappa è un’opportunità per mettere in mostra la propria identità creativa e per costruire connessioni tra prodotto, territorio e pubblico. Il percorso della Campari Bartender Competition continua dunque a funzionare come una piattaforma per valorizzare le eccellenze della miscelazione italiana.