Il Consiglio regionale delle Marche ha assistito martedì a una votazione decisiva: la maggioranza di centrodestra ha respinto l’ordine del giorno proposto dalla prima firma del vicepresidente Enrico Piergallini, relativo al piano regionale per il diritto allo studio 2026-. La decisione è avvenuta in presenza dei gruppi di opposizione – Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra, Progetto Marche Vive e Lista Ricci – che hanno segnalato una grave carenza di visione sul futuro degli studenti marchigiani.
La votazione di martedì: il rifiuto del centrodestra
Durante la sessione, i consiglieri di minoranza hanno espresso un forte dissenso, sostenendo che il veto non è soltanto un gesto politico, ma una scelta che penalizza direttamente chi studia. Il diritto allo studio è sancito dagli articoli 3 e 34 della Costituzione, ma secondo i mandatari di opposizione il voto di oggi dimostra una totale mancanza di volontà di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che colpiscono i giovani.
Le ragioni espresse dalle minoranze
In una nota congiunta, i gruppi di opposizione hanno affermato che la bocciatura indica un “no ideologico” volto a mantenere lo status quo. Hanno rimarcato che, senza borse di studio certealloggi a costi sostenibili e trasporti accessibili l’offerta universitaria rischia di diventare un privilegio riservato a pochi. L’assenza di impegni concreti, secondo loro, trasformerebbe la fine dei fondi del Pnrr in una nuova crisi per gli studenti idonei ma non beneficiari.
Il contenuto del provvedimento respinto
Il documento contestato proponeva una serie di misure mirate a colmare le lacune identificate dal piano triennale della Giunta. Tra le richieste più incisive spiccavano: la copertura finanziaria al 100 % delle borse di studio attraverso risorse regionali di assestamento, l’introduzione graduale di sconti sui biglietti dei mezzi pubblici per famiglie con ISEE inferiore a 30 000 euro, e un incremento della quota di posti letto destinati al diritto allo studio nei nuovi interventi di housing universitario.
Finanziamento delle borse e risorse regionali
Il testo chiedeva esplicitamente che le borse di studio non fossero più soggette alla clausola “compatibilmente con le risorse economiche a disposizione”, ma garantite da fondi regionali stabili. L’obiettivo era evitare il ritorno della situazione in cui studenti meritevoli, pur avendo i requisiti, restano senza aiuto a causa di un vuoto di bilancio, fenomeno già osservato in altre regioni italiane.
Agevolazioni sui trasporti e aumento degli alloggi
Le proposte prevedevano, sul modello di Emilia-Romagna e Umbria, una scala progressiva di agevolazioni sul trasporto pubblico per le famiglie con ISEE sotto i 30 000 euro, puntando a rendere più agevole il tragitto casa-università. Parallelamente, veniva chiesto di aumentare la percentuale di posti letto riservati al diritto allo studio, rispondendo a una domanda di 1.092 richieste per soli 512 posti disponibili nella sede di Macerata.
Sostegno psicologico, qualità delle mense e criteri di merito
Il provvedimento includeva anche un potenziamento del supporto psicologico nei campus, controlli più stringenti sulla qualità delle mense universitarie e tutele specifiche per gli studenti lavoratori o con carichi di cura familiari. Queste misure miravano a creare un ambiente più inclusivo, garantendo che il merito fosse valutato tenendo conto delle diverse situazioni personali dei candidati.
Gli esponenti di minoranza hanno concluso sottolineando che il centrodestra ha scelto di “arroccarsi su un no” invece di tradurre la diagnosi della Giunta in azioni concrete. Hanno ribadito l’impegno a continuare la battaglia sia dentro che fuori dall’Aula per assicurare che il principio costituzionale del diritto allo studio si traduca in politiche efficaci e sostenibili per le generazioni future.



