Ad Ancona, una donna di 41 anni, originaria della Nigeria, ha trovato finalmente il coraggio di raccontare la sua storia di sofferenza e resilienza. Durante un’udienza presso il Tribunale dorico, presieduto dal giudice Roberto Evangelisti, la donna ha descritto anni di violenza domestica e maltrattamenti subiti dal marito, suo connazionale e coetaneo.
Una vita segnata dalla violenza
La donna, che attualmente risiede in una struttura protetta insieme ai suoi due figli minorenni, è assistita dall’avvocato Laura Catena. Il processo riguarda accuse gravissime: maltrattamenti aggravati in famiglia e violenza sessuale. La vittima ha ricostruito in aula gli eventi dal 2026 al giugno 2026, un periodo segnato da difficoltà economiche e abusi fisici e psicologici.
La lotta per la sopravvivenza
La donna ha raccontato di aver dovuto chiedere l’elemosina per crescere i suoi figli, poiché il marito non contribuiva alle spese familiari. I soldi, invece, venivano inviati ai parenti in Africa. “Per crescerli ho dovuto chiedere l’elemosina”, ha dichiarato la vittima. Per acquistare libri e beni necessari per i bambini, ha dovuto chiedere aiuto a una zia e vendere persino i suoi gioielli personali.
Episodi di violenza e abusi
Oltre alle difficoltà economiche, la donna ha riferito di episodi di aggressione fisica e di due abusi sessuali avvenuti nel corso degli anni. Le percosse sarebbero avvenute anche davanti ai figli, un dettaglio che aggiunge ulteriore gravità alla situazione. Un episodio particolarmente drammatico risale al 30 giugno 2026, quando l’uomo le avrebbe portato via i bambini senza permesso mentre lei era uscita di casa.
La denuncia e il processo
Questo episodio ha spinto la donna a denunciare il marito alla squadra mobile, avviando così un’indagine che ha portato al processo attuale. L’udienza è stata aggiornata al 27 febbraio per il proseguo dell’istruttoria. L’imputato, difeso da un legale di fiducia, ha sempre negato i fatti.
La strada verso la giustizia
La testimonianza della donna rappresenta un passo fondamentale verso la giustizia e la liberazione da anni di sofferenza. La sua storia è un esempio di coraggio e resilienza, un monito contro la violenza domestica e un invito a non tacere di fronte agli abusi. Il processo in corso ad Ancona è un’occasione per riflettere sull’importanza di proteggere le vittime e di combattere ogni forma di violenza.



