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Violenta aggressione in carcere: il condannato per la strage di Corinaldo colpisce due poliziotti penitenziari

Andrea Cavallari, già condannato per la strage di Corinaldo, ha appiccato un incendio in carcere e aggredito due agenti. Il Sappe chiede misure più severe per garantire la sicurezza del personale.

Violenta aggressione in carcere: il condannato per la strage di Corinaldo colpisce due poliziotti penitenziari

Nella tarda mattinata dell’8 giugno, un episodio di violenza ha scosso la Casa Circondariale di Cassino. Andrea Cavallaridetenuto condannato in via definitiva a 11 anni e 10 mesi per la strage di Corinaldoha appiccato il fuoco a uno sgabello nella sua cella, causando una rapida propagazione del fumo. L’incendio ha coinvolto l’intero primo piano del reparto isolamento, costringendo il personale a intervenire immediatamente.

Cavallari, già noto per la sua clamorosa evasione durante un permesso concesso per la discussione della tesi di laurea e successivamente arrestato a Barcellonaha una storia di comportamenti violenti. La sua aggressione agli agenti ha sollevato preoccupazioni sulla sicurezza all’interno degli istituti penitenziari e ha portato il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe) a chiedere misure più severe.

L’aggressione agli agenti della Polizia Penitenziaria

Durante le operazioni di emergenza per evacuare i detenuti, Cavallari ha improvvisamente aggredito un giovane agente, colpendolo con pugni e schiaffi. Quando un collega più esperto è intervenuto per prestare soccorso, il detenuto ha afferrato una gamba di tavolo e ha colpito ripetutamente l’agente alla schiena e alle gambe. Solo l’intervento di un altro detenuto ha interrotto la furia aggressiva di Cavallari.

I due agenti sono stati soccorsi e trasferiti al Pronto Soccorso, dove sono stati giudicati guaribili rispettivamente in 5 e 7 giorni. Tuttavia, oltre alle conseguenze fisiche, entrambi hanno subito un forte trauma psicologico. Il giovane agente ha dovuto affrontare una brutale aggressione a pochi giorni dall’inizio del servizio, mentre il collega più anziano, dopo una lunga carriera senza episodi analoghi, si è trovato a fronteggiare una violenza cieca senza alcuna possibilità di difesa.

Le richieste del Sappe per la sicurezza del personale

Donato Capece, segretario generale del Sappe, e Maurizio Somma, segretario regionale per il Lazio, hanno espresso totale vicinanza e solidarietà ai colleghi feriti. Hanno sottolineato la gravità dell’episodio e la necessità di misure più severe per garantire la sicurezza del personale di Polizia Penitenziaria.

“Quanto accaduto a Cassino è di una gravità inaudita e rappresenta l’ennesima dimostrazione di come il personale di Polizia Penitenziaria operi quotidianamente in condizioni estremamente difficili”, hanno dichiarato Capece e Somma. “Non può e non deve esistere alcuna forma di tolleranza verso chi si rende protagonista di aggressioni tanto vili quanto infami contro gli appartenenti al Corpo.”

I rappresentanti del Sappe hanno ribadito la necessità che i detenuti responsabili di aggressioni ai danni del personale vengano sottoposti ai più rigorosi regimi detentivi consentiti dall’ordinamento, con l’applicazione delle necessarie sanzioni disciplinari e penali. “Chi alza le mani contro un poliziotto penitenziario attacca lo Stato e deve essere perseguito con la massima intransigenza”, hanno concluso.

Le condizioni di lavoro negli istituti penitenziari

L’episodio di Cassino ha riacceso il dibattito sulle condizioni di lavoro all’interno degli istituti penitenziari. Il sovraffollamento e la carenza di personale sono problemi cronici che mettono a rischio la sicurezza degli agenti e dei detenuti. Nella regione Lazio, la carenza di personale di polizia penitenziaria è di circa 500 unitàcon una discrepanza significativa tra gli organici previsti e le forze effettivamente in servizio.

Il sovraffollamento rende inaccettabili le condizioni di lavoro del personale penitenziario e aumenta i rischi e lo stress lavorativo. Il Sappe e altre organizzazioni sindacali chiedono una risposta concreta da parte delle autorità competenti per migliorare la situazione e garantire la sicurezza di tutti gli operatori penitenziari.

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