Nel tardo pomeriggio di mercoledì 30 settembre, precisamente alle 22:15, un forte incendio si è sviluppato all’interno del cantiere navale Fincantieri di Ancona, situato nel cuore del porto cittadino. Le fiamme hanno rapidamente avvolto l’area di lavoro, mettendo in pericolo la vita di due operai impiegati in quella zona. L’accaduto ha immediatamente richiamato l’intervento dei Vigili del Fuoco, della Polizia locale e del servizio sanitario di emergenza (118), i quali hanno attivato le procedure di soccorso più rapide possibili.
Le vittime: un tunisino deceduto e un giovane bengalese gravemente ustionato
Il primo operaio, di origine tunisine, era un uomo di 55 anni, sposato e padre di famiglia. Le ustioni riportate sono state così estese da risultare letali: nonostante i soccorsi, l’uomo è deceduto poche ore dopo essere stato trasportato all’ospedale Torrette di Ancola. Il secondo lavoratore, un giovane di 27 anni proveniente dal Bengala, ha subito lesioni su circa l’80 % del corpo. Dopo le prime cure a Torrette, è stato trasferito al Centro Ustionati di Pisa dove gli specialisti stanno seguendo il suo delicato decorso clinico.
Reazioni istituzionali: il messaggio della Regione Marche
All’evento organizzato da Confindustria ad Ancona, il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli ha condannato l’accaduto dichiarando che “morire sul lavoro è sempre inaccettabile”. Ha inoltre sottolineato la necessità di una presenza costante e di vicinanza alle famiglie delle vittime e ai lavoratori feriti, ribadendo l’impegno della Giunta a promuovere una cultura della sicurezza più radicata e a vigilare su tutti i tavoli decisionali.
Sindacati in protesta: otto ore di sciopero per la sicurezza
Le organizzazioni sindacali Fim, Fiom e Uilm hanno risposto all’incidente proclamando un’irruzione di otto ore di sciopero estesa anche alle ditte di appalto, per tutta la giornata di mercoledì 30 settembre. Nel comunicato congiunto, i sindacati hanno affermato che “basta morire lavorando” e hanno chiesto una revisione del modello organizzativo basato su appalti e subappalti, sostenendo che tali forme contrattuali sono legate a una maggiore incidenza di infortuni. Inoltre, hanno sollecitato investimenti nella formazione, nella fornitura di dispositivi di protezione avanzati e in un cambiamento della cultura della sicurezza troppo spesso considerata un semplice costo aziendale.
Il drammatico episodio al porto di Ancona si inserisce in un più ampio dibattito nazionale sulla tutela dei lavoratori nei settori ad alto rischio. Le parole dei rappresentanti sindacali e della Regione convergono su un punto comune: la necessità di trasformare le parole in azioni concrete, affinché tragedie simili non si ripetano. Nel frattempo, la famiglia della vittima tunisina e i colleghi di lavoro attendono risposte concrete e un sostegno concreto da parte delle istituzioni e dell’azienda.



