26 Settembre 2026 ☀ 18°

Sentenza di appello: da quattro anni e mezzo a tre anni e due mesi per violenza domestica

Il giudice di Lecce taglia la condanna dopo la perizia psichiatrica: da quattro anni e mezzo a tre anni e due mesi

Sentenza di appello: da quattro anni e mezzo a tre anni e due mesi per violenza domestica

Il 24 settembre 2026 la Corte d’appello di Lecce, presieduta dal giudice Carlo Errico, ha modificato la sentenza emessa l’anno precedente contro un 31enne originario di Jesi e residente a Oria. L’uomo era stato condannato per maltrattamenti in famigliastalking e violazione degli obblighi di assistenza familiare con una pena di quattro anni e mezzo di reclusione in sede abbreviata. La revisione ha stabilito una nuova durata di tre anni e due mesi, basandosi su una perizia psichiatrica che ha dichiarato l’imputato parzialmente incapace di intendere e di volere al momento dei fatti.

Il caso affonda le sue radici in una lunga serie di violenze domestiche e minacce che la vittima, nata a Ceglie Messapica, aveva denunciato per la prima volta ai Carabinieri di Francavilla Fontana nel marzo 2024. Le indagini hanno svelato che, già dal 2021, l’uomo mostrava comportamenti aggressivi sia verso la compagna sia verso il figlio minore: episodi di violenza fisica e verbale, insulti gravosi e pressioni per farla tornare in Puglia, nonché l’uso di stupefacenti e alcol durante le uscite con gli amici.

Le minacce inviate dalla cellula dell’imputato

Il punto di rottura è stato segnato da un messaggio inquietante inviato dalla sua telefonina alla ex compagna: “Te mi hai rovinato la vita, ma nulla ti potrà salvare. Vatti a nascondere, ti trovo, fai la fine di questa qua, Cecchettin“, accompagnato da una foto di un coltello. Il riferimento a Giulia Cecchettin, vittima di femminicidio nel 2023, ha spinto la Procura a richiedere il divieto di avvicinamento e a far aprire le indagini penali.

Contesto familiare e storico delle violenze

Secondo la ricostruzione fornita dalla donna, l’uomo trascorreva lunghi periodi fuori casa, frequentando amici, consumando alcol e droghe, per poi tornare con scuse e nuove violenze. Nel 2021, trasferita nuovamente a Francavilla Fontana con l’uomo e il figlio, ha subito nuove aggressioni, sia verbali sia fisiche, anche alla presenza del bambino. L’anno successivo l’imputato è stato nuovamente incarcerato a Jesi per traffico di stupefacenti, ma le minacce sono continuate tramite messaggi di natura intimidatoria, culminando nella frase sopra citata.

Il percorso giudiziario e la riduzione della pena

Il 30 settembre 2025, il GUP Vittorio Testi aveva inflitto al 31enne una pena di quattro anni e mezzo per i reati citati. Gli avvocati difensori, Domenico Palombella e Raffaele Pesce, hanno presentato appello richiedendo un Riesame e la possibilità di scontare la detenzione in una Comunità riabilitativa assistenziale psichiatrica (CRAP). La richiesta di nuova perizia è stata accolta dalla Corte d’appello, la quale ha affidato il caso alla psichiatra Patrizia Calò. La sua analisi ha confermato la parziale incapacità di intendere e volere, motivo per cui la pena è stata ridimensionata a tre anni e due mesi.

Le parti in causa e gli sviluppi futuri

Il sostituto pubblico ministero Salvatore Cosentino ha chiesto la conferma della condanna di primo grado, ma la Corte ha ritenuto sufficienti le evidenze psichiatriche per modificare la misura. La decisione prevede il deposito della sentenza entro sessanta giorni. Gli avvocati Palombella e Pesce stanno valutando la possibilità di ricorrere alla Cassazione, mentre la Procura continuerà a monitorare il rispetto del provvedimento di divieto di avvicinamento nei confronti della vittima.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app

Ancona adesso

QUALITÀ ARIA
Insalubre per gruppi sensibili
PM10 20 · NO₂ 4 µg/m³
SOLE OGGI
↑ 06:56 · ↓ 18:58
Durata giorno 12h 02'
ACCADUTO OGGI
Curiosità storiche legate al 26 Settembre