Il nome di Marcello Sgattoni riecheggia ancora tra le vie di Sambenedettesità come un’eco di un’epoca che ha attraversato il XX e il XXI secolo. Nato in un borgo marinaro, ha osservato la rivoluzione che ha trasformato i moli in strade asfaltate, le barche in sculture, le vele in simboli di resistenza. La sua poetica capacità di leggere il cambiamento gli ha permesso di conservare, con gesti concreti, le radici di una comunità che rischiava di perdersi nella modernità.
Il percorso artistico e le metafore di Marcello Sgattoni
Tra le opere più celebri spicca La Casa del vento una struttura che sembra parlare con le brezze del porto, trasformando il vento in una voce narrativa. Un altro simbolo è la Sacra Famiglia che richiama l’immagine della famiglia marinara, pilastro della vita sociale dell’epoca. Resti di barche trasformati in sculture, vele riadattate a dipinti, sono testimonianze di un dialogo permanente tra arte e natura dove le forme marine diventano testimonianze storiche di lavoro e fatica.
Il linguaggio poetico nei monumenti
Sgattoni sapeva leggere nei monumenti la vera essenza della comunità estraendo da ogni pietra un racconto che attraversa le generazioni. Le sue interpretazioni, cariche di potenza evocativa hanno reso ogni presenza urbana un esempio di valori condivisi, invitando chi passa a interrogarsi sul proprio legame con il territorio.
Riconoscimenti mancati e il ruolo del Circolo con la tessera ad Honorem
Nonostante il peso delle sue opere, a Marcello non è stato mai conferito il premio Truentum un riconoscimento che, secondo molti, avrebbe dovuto essere suo per merito. Il Circolo con la tessera ad Honorem ha colmato questo vuoto, dichiarando la propria appartenenza a lui più della sambenedettesità tradizionale, sostenendo che il suo messaggio – “dalla terra veniamo e alla terra torniamo” – deve guidare la città verso una memoria più consapevole.
La sua figura è stata paragonata a Benedetto Martire legandolo a una tradizione plurisecolare che culmina nella Pietraia dei Poeti luogo dove la poesia può volare senza disturbare la prosa quotidiana. Il tributo di Di Gino Troli sottolinea che Sgattoni non è solo un artista del suo tempo, ma un ponte tra il passato e il futuro, capace di evocare l’innocenza pascoliana dentro ognuno di noi.
L’eredità viva di un artista senza tempo
Il lavoro di Sgattoni resta una testimonianza di città riconoscente le sue installazioni attendono non solo un museo, ma l’adozione da parte di un’intera comunità. Il suo monito di rispetto verso il paesaggio urbano, la sua difesa della memoria collettiva, e la sua capacità di trasformare materiali di scarto in opere d’arte, invitano i nuovi abitanti a guardare dentro se stessi e a far rivivere il fanciullino pascoliano che il tempo aveva messo a tacere.



