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Dirigente allontanato per cene pagate con la carta aziendale

Il sindaco di Ancona ha disposto la revoca dell’amministratore unico di Ancona Servizi dopo la scoperta di spese sostenute con la carta di rappresentanza per circa 6.500-7.000 euro, con esposti e interrogazioni in consiglio.

Dirigente allontanato per cene pagate con la carta aziendale

Il 31 ottobre 2026 il Comune di Ancona è stato teatro di una controversia amministrativa che ha portato il sindaco a disporre la procedura di revoca dell’incarico dell’amministratore unico di Ancona servizi. Nelle ricostruzioni emerse, nel corso dei primi nove mesi dell’anno il dirigente avrebbe utilizzato il bancomat di rappresentanza per pagamenti legati a pranzi e cene, con consumazioni che includono bistecche alla fiorentina, vini costosi e altre spese di ristorazione.

La decisione del sindaco è stata motivata come «un atto doveroso» in risposta a un utilizzo ritenuto improprio di fondi pubblici. Allo stesso tempo, sono state presentate segnalazioni alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti, mentre l’opposizione ha intensificato le critiche sulla gestione della società partecipata.

Dettagli delle spese e iter istituzionale

Secondo le verifiche interne e gli atti acquisiti dopo un’interrogazione consiliare, nell’arco di circa nove-dieci mesi l’amministratore avrebbe effettuato una serie di pagamenti con la carta di rappresentanza, descritta nelle note come lo strumento usato per spese legate a relazioni istituzionali. Tra gli scontrini analizzati emergono numeri riportati in diverse voci: una cinquantina di pranzi di lavoro, conti che in alcuni casi hanno raggiunto i 150 euro per due persone e singole portate come fiorentine a 77 euro accompagnate da bottiglie costose. La somma totale contestata è stata indicata intorno a 6.500-7.000 euro.

Iter formale e tempi per le controdeduzioni

In base alla procedura amministrativa, dopo la sottoscrizione dell’atto di revoca il dirigente ha ricevuto un termine di dieci giorni per presentare eventuali controdeduzioni. Il sindaco ha inoltre precisato che qualora l’interessato optasse per le dimissioni spontanee la procedura si interromperebbe e si potrebbe procedere alla nomina del successore. Nel frattempo, gli atti sono stati inviati agli organi giudicanti competenti per gli approfondimenti di legge.

Reazioni politiche e questioni sulla gestione della partecipata

Le opposizioni hanno reagito con durezza, definendo il caso come l’ennesimo episodio di cattiva gestione. Oltre all’esposto già presentato alla Corte dei Conti, il gruppo di minoranza ha evidenziato altre scelte gestionali che ritiene problematiche: contratti diretti, spese per lavori su immobili in locazione e acquisti ritenuti discutibili. Tra le contestazioni, è stata citata la spesa per l’affitto di un magazzino con lavori a carico del pubblico per oltre 400.000 euro e un acquisto di un campo da padel per 46.000 euro, mentre manutenzioni ordinarie di parcheggi e parcometri sarebbero rimaste indietro.

Dal fronte dell’amministrazione comunale il messaggio è stato quello di tutelare il patrimonio della partecipata: il sindaco ha sottolineato che la società resta solida e con margini di competitività, nonostante la vicenda e le segnalazioni agli organi giudiziari e contabili. La contestazione sulle spese di ristorazione è però diventata il focolaio di una discussione più ampia sulla governance della società al 100% del Comune.

Impatto sulla fiducia e sul dibattito pubblico

Il caso ha riacceso il dibattito sulla trasparenza nell’uso di fondi pubblici da parte dei vertici delle partecipate. Per l’opposizione la rimozione dell’amministratore unico non basta a chiarire responsabilità politiche e amministrative: i consiglieri chiedono risposte più ampie e la verifica delle procedure di affidamento e delle spese sostenute negli ultimi anni. Il confronto in consiglio comunale e gli eventuali accertamenti giudiziari determineranno le prossime mosse e l’eventuale chiarimento delle responsabilità civili o penali.

La vicenda rimane aperta: gli atti formali sono stati inviati agli uffici competenti e i termini per la difesa sono in corso. Resta al centro del dibattito locale la domanda su come bilanciare la necessità di relazioni istituzionali con l’obbligo di rigore nella gestione delle risorse pubbliche, soprattutto quando si tratta di strumenti come il bancomat di rappresentanza e la carta di rappresentanza utilizzata dai vertici aziendali della partecipata.

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