È nata una iniziativa che unisce memoria, fatica e rispetto: il Giro di Scarpa propone di percorrere le 21 salite più significative legate alla carriera e ai ricordi di Michele Scarponi. L’apertura delle iscrizioni è avvenuta il 27 maggio, mentre la chiusura è fissata al 24 ottobre 2026, giorno dello Scarponi Day, la festa organizzata dagli amici e dalla Fondazione Michele Scarponi per celebrare l’impresa insieme.
Un percorso che è anche memoria
Il progetto non è il semplice elenco di ascese da scalare: è una proposta che mette al centro l’atto del fermarsi, del valutare la propria sicurezza e del condividere un gesto simbolico. Tra le 21 salite ci sono numerosi tratti nelle Marche — dalla zona di Poggio San Romualdo al Poggio San Vicino, passando per Sassotetto e il muro di Montelupone — che raccontano l’appartenenza territoriale del campione di Filottrano (An). Il Giro di Scarpa invita a pedalare senza fretta, a godersi la salita e la discesa, e ad applicare la semplice pratica di mettere il piede a terra quando serve, un gesto che ha assunto un valore simbolico grazie a Michele.
Il gesto che ha ispirato il progetto
Il momento simbolo a cui si ispira l’iniziativa risale al 27 maggio 2016, quando Scarponi pose il piede a terra sul Colle dell’Agnello, allora Cima Coppi. Quel gesto non fu ritiro ma solidarietà: Michele attese il suo capitano Vincenzo Nibali e lo accompagnò verso la vittoria del Giro d’Italia. Da quell’azione nasce l’idea della challenge, che trae valore dal concetto di comunità e dalla condivisione dei percorsi ciclistici come esperienza collettiva.
Come funziona il Giro di Scarpa
Partecipare è riservato agli iscritti alla Fondazione Michele Scarponi, e la procedura di adesione è stata pensata per essere semplice e inclusiva. Ogni partecipante potrà segnalare il completamento delle salite secondo le modalità indicate dalla Fondazione e accumulare le ascese fino al raggiungimento delle 21. L’obiettivo non è la competizione cronometrata ma la raccolta delle esperienze: fermarsi, rispettare la strada e interpretare il gesto simbolico di mettere il piede a terra come segnale di attenzione e sicurezza.
Distribuzione geografica e difficoltà
Le 21 ascese attraversano 9 regioni e 15 province, offrendo profili diversi: ci sono pendenze brevi e intense come il muro di Montelupone, tratti più lunghi e regolari come Poggio San Vicino, e salite con panorami che richiamano la storia ciclistica delle Marche. La scelta delle salite mette in evidenza sia la dimensione agonistica che quella affettiva: molte sono tappe che hanno caratterizzato le stagioni di Scarponi, altre sono scenari simbolici utili per promuovere il territorio e il turismo lento in bicicletta.
Spirito della partecipazione e valori
Il Giro di Scarpa è pensato per chi vuole onorare la figura di Michele attraverso la fatica e la bellezza della bici, rispettando però regole di sicurezza stradale e fair play. L’iniziativa sottolinea il valore del mettere il piede a terra non solo come gesto fisico ma come principio di prudenza: fermarsi quando la strada o le condizioni lo richiedono, aiutare gli altri ciclisti e promuovere una cultura della condivisione. Partecipare significa anche essere presenti allo Scarponi Day del 24 ottobre 2026, momento collettivo di celebrazione e memoria.
Benefici per i partecipanti e per il territorio
Oltre all’aspetto commemorativo, il progetto ha ricadute concrete: favorisce la conoscenza di borghi, sentieri e strade meno note, sostiene le attività della Fondazione Michele Scarponi e crea occasioni di incontro tra appassionati. Per i territori coinvolti significa visibilità e valorizzazione di percorsi ciclabili che possono diventare risorse per il cicloturismo, mentre per i ciclisti è un’opportunità per mettersi alla prova senza la pressione agonistica tradizionale.
In sintesi, il Giro di Scarpa è una proposta che unisce emozione e concretezza: 21 salite da conquistare in serenità, l’invito a rispettare la strada con il semplice gesto di mettere il piede a terra, e la promessa di ritrovarsi il 24 ottobre 2026 per celebrare la memoria di Michele insieme alla comunità della Fondazione.



