14 Ottobre 2026 🌫 12°

Lucia Basili, ex direttrice del Museo Stupor Mundi, molestata a Jesi

Una serata tranquilla a Jesi diventa spaventosa: Lucia Basili descrive la molestia subita a pochi metri da casa.

Lucia Basili, ex direttrice del Museo Stupor Mundi, molestata a Jesi

Verso la fine di un sabato, alle 23.45, la cittadina Lucia Basili lasciava il circolo Acli di via San Giuseppe per percorrere gli ultimi centinaia di metri di viale Trieste, abituale tragitto per tornare a casa. L’area è normalmente ben illuminata e attraversata da telecamere comunali, ma quando la notte avanza la percezione di sicurezza inizia a vacillare, soprattutto per chi cammina da sola.

In quell’istante, due auto si sono inserite nella sua marcia, rallentando fino a posizionarsi accanto al pedone. A bordo c’erano quattro giovani – alcuni italiani, altri stranieri – che, con il finestrino abbassato, hanno iniziato a gridare: “Sali, sei bellissima”. Il loro tono era aggressivo, seguito da insistenti inviti a salire a bordo. Lucia, cercando di non incrociare gli sguardi, ha alzato il passo, ma i ragazzi hanno effettuato un’inversione di marcia, tornando a seguirla.

L’incidente a viale Trieste: la testimonianza di Lucia Basili

Dettagli dell’azione molesta

La donna racconta di aver sentito il cuore battere forte mentre gli automobilisti continuavano a urlare. Nonostante la presenza di luci pubbliche e di telecamere a pochi metri, la sensazione di vulnerabilità è stata totale. “Ho avuto davvero paura”, dichiara, aggiungendo che l’unica risposta possibile era correre. Ha accelerato il passo, poi ha iniziato a correre verso il proprio portone, con il cuore che le “scoppiettava” per la tensione.

Una volta arrivata al cancello di casa, è riuscita a mettersi al sicuro, ma la rabbia è rimasta. Lucia Basili sottolinea che non indossava alcun abbigliamento provocante: una tuta e un giubbotto oversize, capi che quasi nascondono il suo genere. “Non c’è stato nulla che potesse ‘provocare’, se proprio vogliamo usare questa parola assurda”, afferma, smontando in modo netto ogni tentativo di colpevolizzare la vittima.

Le ripercussioni e la percezione di insicurezza a Jesi

Zone a rischio e ambiente urbano

L’episodio ha riacceso il dibattito sulla sicurezza delle donne a Jesi. La cittadina, che fino ad ora camminava da sola senza problemi, ora evita alcune aree. “Ci sono pezzi di città che per una donna sola sono diventati impraticabili”, spiega Lucia, citando Porta Valle, la zona del Setificio e varie stradine laterali di viale Trieste, tutte descritte come buie, isolate e frequentate da locali dove si radunano persone ubriache predisposte a molesti improvvisi.

In particolare, Porta Valle è descritta come teatro di “scene pesanti”: litigi tra prostitute e clienti, bottiglie rotte e risse. Quando una donna passa da sola, spesso sente la domanda “quanto vuoi?” rivolta a lei come se fosse una prostituta. Questo clima di ostilità alimenta la paura e limita la libertà di movimento delle donne nella città.

Precedenti e pattern di molestia

Non si tratta di un caso isolato. Lucia ricorda un episodio estivo in cui, in pieno giorno, era stata accerchiata da due uomini che le facevano avances indesiderate. Nonostante le sue proteste, gli uomini hanno continuato a insistere finché non è riuscita a liberarsi e a fuggire. Questi fatti testimoniano un pattern di comportamenti molesti che emergono sia di giorno che di notte.

Di fronte a questi avvenimenti, la voce di Lucia si è trasformata in un grido d’allarme rivolto alla comunità e alle istituzioni locali: più controlli, più presenza di forze dell’ordine, illuminazione potenziata e un monitoraggio più attento delle zone a maggiore rischio. L’obiettivo è che nessuna donna debba più correre per paura di non poter tornare a casa sana e salva.

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