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Casa in Italia: composizione generazionale e strategia dell’ERAP

Scopri come la crisi abitativa sta colpendo i giovani in Europa e perché l'ERAP dovrebbe trasformare gli edifici vuoti in case

Casa in Italia: composizione generazionale e strategia dell’ERAP

Negli ultimi anni la crisi abitativa è diventata un fenomeno trasversale in tutta l’Unione, toccando le capitali più ricche e le città di medie dimensioni. Mentre i dibattiti politici si concentrano su tasse, bonus o riforme elettorali, i cittadini urlano per il costo della vita la sanità, la scuola e soprattutto per una casa dignitosa. Il problema si manifesta in forme diverse da paese a paese, ma con un elemento comune: le nuove generazioni pagano il prezzo più alto.

In Italia la situazione è meno evidente a prima vista, perché il 75 % delle famiglie è proprietario dell’immobile con cui vive. Tuttavia, quasi il 20 % di queste famiglie deve ancora sostenere un mutuo, mentre il 25 % è costretto ad affittare o vive senza tetto. In termini assoluti, questa fascia rappresenta circa 15 milioni di persone, le cui spese per affitti o mutui assorbono fino alla metà del reddito disponibile, erodendo il potere d’acquisto.

Il quadro europeo della crisi abitativa e i dati italiani

Da Londra a Parigi, da Berlino a Madrid, il mercato immobiliare registra una costante carenza di soluzioni accessibili per i giovani. In Italia, il dato che più colpisce è la disparità generazionale nella proprietà: le case di nuova costruzione sono predominantemente acquistate da famiglie con redditi più elevati, lasciando una larga parte di giovani e studenti senza alternative adeguate. La mancanza di studentati pubblici ha alimentato la speculazione privata, con affitti che crescono più velocemente del salario medio.

Distribuzione generazionale degli immobili

L’analisi dei registri catastali mostra che gran parte del patrimonio immobiliare è concentrato in mani di proprietari anziani, spesso inattivi sul mercato. Nel frattempo, le città universitarie registrano una domanda crescente di soluzioni temporanee, che non è stata soddisfatta da politiche abitative concrete. Questo squilibrio genera una pressione sul mercato del locativo spingendo i giovani a destinare una quota sproporzionata del proprio reddito all’alloggio, con ricadute negative su consumi, risparmio e capacità di avvio di famiglie.

Il ruolo dell’ERAP e le proposte di riqualificazione

L’Ente Regionale per l’Abitazione Pubblica (ERAP) è chiamato a rivedere la propria missione, passando da una logica prevalentemente imprenditoriale a una più socialmente integrata in sintonia con l’articolo 3 della Costituzione che impone di rimuovere gli ostacoli economici e sociali. La strategia suggerita prevede di limitare l’espansione su suolo vergine e di concentrare gli sforzi nel recupero di immobili inutilizzati: caserme dismesse, scuole chiuse, capannoni industriali abbandonati. Questi spazi, se adeguatamente riqualificati, possono fornire rapidamente alloggi a prezzi contenuti, riducendo la pressione sugli affitti di mercato.

Strategie operative per il riuso del suolo

Il nuovo Piano Casa sebbene ancora poco finanziato, dovrebbe includere interventi di restauro edilizio mirati, valutati caso per caso per garantire la sostenibilità economica. Il recupero di strutture esistenti permette di contenere i costi di costruzione, ma richiede anche competenze tecniche ormai dimenticate, come la riqualificazione energetica di edifici storici. Un approccio integrato — che coniughi il riuso del suolo, l’accesso a fondi regionali e la collaborazione con enti privati attenti alla responsabilità sociale — potrebbe creare una rete di alloggi temporanei e permanenti per giovani, studenti e lavoratori in mobilità.

Una revisione profonda delle funzioni dell’ERAP, accompagnata da un impegno politico condiviso da una futura coalizione di governo, rappresenterebbe un passo decisivo per affrontare la crisi. Solo attraverso un intervento coordinato, che ponga al centro le esigenze delle generazioni più giovani, sarà possibile invertire la tendenza di spesa immobiliare che erode il tenore di vita e limitare la crescita dell’intera economia nazionale.

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