Negli ultimi giorni la Capitaneria di Porto di Ancona ha intensificato le attività di verifica sulla filiera ittica, concentrandosi soprattutto su una problematica ricorrente: la tracciabilità dei prodotti destinati al mercato. Le indagini, condotte di notte e proseguite fino all’alba, hanno portato alla scoperta di numerosi lotti di vongole commercializzati senza l’etichettatura obbligatoria, un requisito fondamentale per garantire la sicurezza dei consumatori e la corretta provenienza del pescato.
Sequestro di 160 kg di vongole a Ancona (9 ottobre 2026)
Nel corso della notte del 9 ottobre, le forze del Comando Dorico hanno effettuato un controllo su una nave attraccata al porto di Ancona. L’ispezione ha evidenziato l’assenza della documentazione di etichettatura prevista per i molluschi vivi, violazione che ha comportato il sequestro di 160 kg di vongole. Il carico è stato successivamente imbarcato sui mezzi della Guardia Costiera di Ancona e rigettato in mare, come previsto dalle normative vigenti. Contestualmente, è stata inflitta una sanzione amministrativa di 2 000 euro destinata a disincentivare ulteriori irregolarità nella catena distributiva.
Motivazioni della sanzione
Le autorità hanno sottolineato che la mancanza di etichettatura compromette la capacità di risalire all’origine del prodotto, ostacolando controlli sanitari e favorendo pratiche illecite. La normativa italiana prevede, infatti, che tutti i molluschi ancora vivi debbano riportare informazioni su data di cattura, zona di pesca e modalità di conservazione, elementi fondamentali per tutelare la salute pubblica.
Operazione del 6 ottobre 2026: più di 2,5 tonnellate di vongole sequestrate
Solo tre giorni prima, una più ampia operazione congiunta tra la Capitaneria di Porto di Ancona e l’Ufficio marittimo di Civitanova Marche aveva già fermato 2.550 kg di vongole distribuiti in due siti di sosta: circa 1.800 kg ad Ancona e 750 kg a Civitanova Marche. Anche in questo caso, gli ispettori hanno riscontrato l’assenza della tracciabilità obbligatoria, elemento cruciale per ricostruire l’intera filiera dal pescato al consumatore finale.
Conseguenze economiche
Per l’intera operazione del 6 ottobre, le autorità hanno comminato una sanzione complessiva di 4 000 euro raddoppiando la penalità rispetto al caso del 9 ottobre. Le multe, unitamente al sequestro del prodotto, rappresentano un segnale chiaro delle intenzioni delle forze di polizia marittima: mettere fine alle pratiche commerciali prive di trasparenza e garantire che i prodotti ittici arrivino al mercato nel pieno rispetto delle normative europee.
Entrambe le operazioni rientrano in un più ampio piano di vigilanza definito dalla Capitaneria, che prevede controlli periodici su imbarcazioni, mercati e punti di vendita lungo la costa adriatica. Il monitoraggio continuo è considerato essenziale per contrastare le attività illecite, soprattutto in zone ad alta concentrazione di pescatori e di domanda di frutti di mare freschi.
Le autorità hanno invitato i produttori e i commercianti a rispettare scrupolosamente le disposizioni sulla etichettatura e la tracciabilità ricordando che le sanzioni pecuniarie e i sequestri di merce sono solo la punta dell’iceberg di un controllo più rigido. Un rispetto rigoroso delle norme non solo evita multe salate, ma protegge anche la reputazione del settore ittico marchigiano a livello nazionale e internazionale.



