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Green Pass falsi in farmacia: chiuse le prime fasi dell’indagine ad Ascoli Piceno

L'udienza preliminare sull'emissione di Green Pass ritenuti irregolari in una farmacia della vallata ascolana si è conclusa con patteggiamenti, condanne e rinvii a giudizio: la vicenda riguarda 23 persone e ricostruisce presunte registrazioni fittizie di tamponi antigenici.

Green Pass falsi in farmacia: chiuse le prime fasi dell’indagine ad Ascoli Piceno

La vicenda giudiziaria legata ai Green Pass ottenuti tramite certificazioni ritenute irregolari in una farmacia della vallata di Ascoli Piceno ha attraversato l’udienza preliminare con esiti differenziati: alcune posizioni sono state definite, altre sono state rinviate a giudizio. I fatti contestati si riferiscono al periodo compreso tra dicembre 2026 e febbraio 2026, e l’istruttoria è stata seguita dalla Procura di Ascoli Piceno. Davanti al giudice per l’udienza preliminare, Angela Miccoli, si sono presentati in tutto 23 imputati, tra cui il titolare della farmacia, due collaboratrici e venti clienti, con ruoli e responsabilità diverse nell’inchiesta.

L’udienza ha portato a più esiti processuali: quattro posizioni sono state definite fuori dal processo; sette imputati hanno optato per il patteggiamento concordando una pena di dieci mesi di reclusione; tre persone sono state condannate con il rito abbreviato a pene variabili tra otto e dieci mesi; un altro imputato ha ottenuto un patteggiamento con pena più lieve. Tutti gli altri, incluso il farmacista titolare dell’attività, non hanno chiesto riti alternativi e sono stati rinviati a giudizio: saranno processati con rito ordinario davanti al Tribunale di Ascoli Piceno.

Le accuse e il meccanismo contestato

Secondo l’accusa, nella farmacia autorizzata a eseguire tamponi antigenici sarebbero state inserite nel sistema informatico della Tessera Sanitaria esiti di tamponi mai effettivamente eseguiti. Queste registrazioni, se confermate, avrebbero determinato il rilascio di Green Pass attestanti negatività o guarigione dal Covid-19 senza che il controllo sanitario reale fosse avvenuto. Il presunto meccanismo combina elementi tecnici e amministrativi: la registrazione dei risultati, l’accesso al portale ministeriale e l’emissione automatica dei certificati. La Procura contesta che tale procedura irregolare sia stata sfruttata per ottenere documenti validi a chi non si era sottoposto al test.

Chi sono gli indagati e quali contestazioni affrontano

Nel fascicolo figurano il titolare della farmacia, due collaboratrici che avrebbero materialmente svolto attività rilevanti e venti clienti che avrebbero beneficiato delle certificazioni. I clienti sono accusati, a vario titolo, di concorso in falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, per aver richiesto e ottenuto le certificazioni senza sottoporsi realmente ai tamponi. I profili di responsabilità sono diversi e comprendono sia la gestione amministrativa dei dati sia l’eventuale partecipazione alla richiesta delle certificazioni irregolari.

Iter processuale e scenari futuri

Le decisioni prese in udienza preliminare definiscono le prime tappe del percorso giudiziario: per chi ha patteggiato o ha scelto il rito abbreviato le pene sono state già comminate, mentre per gli altri si apre la fase dibattimentale con il rito ordinario. Il processo ordinario davanti al Tribunale di Ascoli Piceno permetterà una ricostruzione completa delle modalità operative e delle responsabilità individuali, con l’acquisizione di prove tecniche e testimonianze. La difesa e l’accusa avranno modo di discutere l’attendibilità delle registrazioni informatiche e il concreto svolgimento dei tamponi contestati.

Le conseguenze giuridiche e pratiche

Le condanne e i patteggiamenti già pronunciati rappresentano un primo bilancio sanzionatorio, ma il cuore della vicenda rimane il processo ordinario che stabilirà, caso per caso, le eventuali pene definitive e le sanzioni accessorie. Sul piano pratico, la vicenda solleva interrogativi sulla gestione delle autorizzazioni per i punti di somministrazione dei test, sui controlli informatici e sulle responsabilità professionali del personale sanitario e amministrativo coinvolto. Elementi come la tracciabilità delle operazioni e la tutela dei dati sanitari saranno centrali nella fase dibattimentale.

Implicazioni per la fiducia e i controlli sanitari

Oltre agli aspetti giudiziari, il caso impone una riflessione più ampia sul rapporto tra cittadini e servizi sanitari territoriali: l’eventuale manipolazione di registrazioni legate ai tamponi antigenici può erodere la fiducia nei punti di servizio accreditati e richiede un rafforzamento dei meccanismi di verifica. La farmacia coinvolta era autorizzata a eseguire i test, dunque la vicenda mette al centro la necessità di controlli periodici, audit sui flussi informatici e procedure chiare per evitare abusi. Rafforzare la trasparenza è fondamentale per prevenire il ripetersi di episodi analoghi.

In attesa dello svolgimento del processo ordinario, restano ancora molte questioni da chiarire e prove da esaminare: i patteggiamenti e le condanne emerse finora costituiscono solo una parte della ricostruzione complessiva. La vicenda dei Green Pass rilasciati con certificazioni contestate a Ascoli Piceno rimane sotto la lente della magistratura e della comunità locale, che seguirà con attenzione sviluppi e decisioni del Tribunale. Il processo potrà fare luce sulle responsabilità e indicare eventuali misure per rafforzare i controlli sui servizi di testing.

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