Mercoledì 16 settembre 2026 segna il ritorno in acqua di circa 40 pescherecci della marineria anconetana, dopo il fermo pesca biologico iniziato il 31 luglio. L’evento è stato annunciato dal presidente dell’Associazione produttori pesca Ancona, Apollinare Lazzari che ha sottolineato come il pescato sia stato soddisfacente, ma il vero ostacolo sia il prezzo del gasolio.
Nuove regole di orario: 17 ore al massimo per i primi tre giorni
Per contenere le spese, le imbarcazioni hanno concordato di ridurre il tempo di permanenza in mare a 17 ore al giorno. Nei primi tre giorni, i pescherecci sono usciti intorno alla mezzanotte e sono rientrati verso le 15, per poi partecipare all’asta alle 16. Il giorno successivo, le partenze sono avvenute alle 3 del mattino, con ritorno intorno alle 19 e una seconda asta programmata per le 3 del mattino successivo. Lazzari ha spiegato che queste limitazioni sono state decise “di comune accordo” per far fronte al rincaro dei costi.
Il carburante come colonna portante della spesa
Il diesel è responsabile del 90% delle uscite giornaliere. Nel giro di otto-nove mesi il prezzo è passato da una media di 0,68 centesimi al litro a quasi 1,30 euro. Lazzari ha dichiarato: «Fate conto che siamo passati da 3 mila a 6 mila euro di spese giornaliere, il 90% delle quali è costituito dal costo del gasolio». Questo rincaro sta erodendo i margini dei pescatori, già messi a dura prova dal prezzo del carburante.
Riflessioni sul pescato e sui prezzi all’asta
Il primo ritorno ha prodotto un buon quantitativo di pesce, ma non eccezionale. Alcune specie, come il merluzzo sono quasi assenti, probabilmente a causa di condizioni meteo sfavorevoli. Anche seppie e mazzancolle sono state pescate in numero inferiore rispetto all’anno precedente.
Prezzi di riferimento all’asta
Le seppie hanno chiuso a una media di 10 euro al chilo le mazzancolle a 6 euro. Le sogliole hanno raggiunto 10 euro le pannocchie grandi 8 euro mentre le triglie e le pannocchie piccole hanno toccato rispettivamente 3 euro e 1 euro al chilo. Lazzari avverte che, una volta terminato il fermo, l’afflusso di pesce dal sud delle Marche aumenterà, facendo scendere ulteriormente i prezzi all’asta.
Allarme di liquidità e richieste di intervento
Il rincaro del carburante ha prosciugato le riserve di cassa dei pescatori. «Ormai non c’è più liquidità», ha affermato Lazzari, aggiungendo che il pagamento del diesel lascia già le casse quasi vuote. Senza un pronto aiuto ministeriale la categoria rischia di non riuscire a onorare IVA e contributi INPS. La speranza è che gli aiuti promessi arrivino rapidamente, altrimenti il settore della pesca anconetana potrebbe subire una crisi profonda.



