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Riforma dei porti e Ancona: rischi, emendamenti e osservazioni europee

La creazione di Porti d'Italia spa accende un confronto che interessa il porto di Ancona: la Uil Marche parla di esproprio delle competenze locali, il sindaco Daniele Silvetti presenta emendamenti e Bruxelles esprime rilievi sulla possibile violazione delle regole sugli aiuti di Stato

Riforma dei porti e Ancona: rischi, emendamenti e osservazioni europee

La proposta di creare Porti d’Italia spa ha trasformato una riforma istituzionale in un tema caldo per la città di Ancona e per l’intera Regione Marche. Tra le reazioni più nette ci sono quelle della Uil Marche che denuncia un pericolo di perdita di autonomia degli scali, e gli emendamenti presentati dal sindaco Daniele Silvetti in audizione parlamentare. Sul piano europeo, la Direzione Generale Concorrenza della UE avrebbe sollevato osservazioni formali, alimentando il dibattito sulla legittimità dei trasferimenti finanziari previsti dal testo.

Critiche sindacali e timori sull’autonomia del porto di Ancona

La Uil Marche ha espresso preoccupazione per quella che definisce una vera e propria perdita di poteri per le istituzioni locali se il disegno di legge dovesse tradursi nella costituzione di una società per azioni statale che centralizza funzioni chiave. Il sindacato teme che la riforma non modernizzi il sistema ma concentri risorse e decisioni trasformando le Autorità di sistema portuale in semplici uffici amministrativi. In tale scenario, il porto di Ancona rischierebbe di vedere ridotti gli strumenti per programmare investimenti e mantenere il legame tra sviluppo portuale e interessi territoriali.

Nel documento di protesta la Uil sottolinea che le entrate generate dallo scalo e dall’Adsp del Mare Adriatico centrale dovrebbero essere reinvestite localmente per sostenere infrastrutture, sicurezza, innovazione e occupazione. Il rischio denunciato è che una parte significativa di queste risorse venga dirottata verso fondi nazionali senza garanzie sul ritorno di investimenti sul territorio, con impatti negativi su imprese e occupazione.

Emendamenti e richieste del sindaco Daniele Silvetti

In qualità di vicepresidente vicario dell’Anci Nazionale, il sindaco Daniele Silvetti ha presentato una serie di emendamenti durante l’audizione alla nona commissione della Camera dei Deputati. Tra le proposte più rilevanti vi sono la esclusiva attribuzione del Piano regolatore portuale all’ambito demaniale marittimo, la pianificazione delle aree retro-portuali da parte dei Comuni in linea con la sentenza costituzionale n. 6/2026, e la partecipazione comunale al capitale di Porti d’Italia spa.

Silvetti ha inoltre chiesto la creazione di un fondo perequativo destinato ai Comuni, alimentato da proventi portuali, per finanziare interventi di mitigazione ambientale connessi alle attività dello scalo, come il contrasto all’inquinamento atmosferico e acustico, la manutenzione della viabilità urbana e la gestione dei flussi turistici. L’obiettivo dichiarato è preservare il ruolo dei Comuni nella pianificazione urbana e difendere la qualità della vita dei cittadini.

Questioni occupazionali emerse nel dibattito locale

Il confronto politico e sociale ha posto anche la questione del personale portuale. Critici come Gianluca Quacquarini hanno ribadito che il lavoro portuale resta il cuore del sistema: senza una tutela specifica per i lavoratori, sostiene l’esponente, la riforma rischia di scaricare incertezze contrattuali e peggioramento delle condizioni di lavoro. Sindacati come la Filt Cgil e Usb hanno richiamato l’attenzione sulla necessità di riconoscere il lavoro usurante e di garantire un confronto reale coi portuali.

Osservazioni della Direzione concorrenza della Ue e nodo finanziario

Sul piano europeo, risulta che la Dg Comp abbia inviato osservazioni al Ministero delle Infrastrutture riconducibili alla disciplina sugli aiuti di Stato. In particolare, la Direzione avrebbe ricordato che l’utilizzo dei canoni e delle tasse portuali per finanziare una società nazionale potrebbe configurare un trasferimento incompatibile con le regole comunitarie, richiamando anche la procedura d’infrazione aperta sulla riscossione dei canoni concessori da parte delle Adsp.

Questa presa di posizione aggiunge complessità al percorso legislativo e suggerisce che alcuni aspetti economico-giuridici del testo possano necessitare di approfondimenti o modifiche. La segnalazione della Dg Comp, secondo quanto riferito, pone l’accento sulla necessità di verificare la coerenza delle misure proposte con le regole europee, prima di procedere a prelievi strutturali sui bilanci degli enti portuali.

Nel complesso il dossier su Porti d’Italia spa mette in luce tre piani di criticità: la perdita di autonomia decisionale per gli enti locali, le preoccupazioni per le tutele occupazionali e i rilievi sulla compatibilità con la normativa europea in materia di aiuti di Stato. A oggi il dibattito parlamentare prosegue, con audizioni e proposte di modifica che cercano di conciliare governance nazionale e tutela dei territori.

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