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Bagalini critica le scelte su incarichi e parla di ingerenze da Ascoli

Il consigliere comunale Nicolò Bagalini (Fratelli d’Italia) contesta la scelta che ha portato alla nomina di Pierluigi Tassotti come capo di gabinetto, denunciando l’assenza di criteri basati su consenso e competenze e parlando di pressioni e ingerenze provenienti da Ascoli.

Bagalini critica le scelte su incarichi e parla di ingerenze da Ascoli

La vicenda esplosa a San Benedetto del Tronto vede protagonista il consigliere comunale Nicolò Bagalini eletto nelle file di Fratelli d’Italia che ha reso pubblica la propria dissenso rispetto alla gestione degli incarichi nella nuova amministrazione comunale. Bagalini afferma che la selezione del capo di gabinetto non ha rispettato i criteri di merito e consenso indicati in campagna elettorale, e mette in luce una presunta influenza esterna proveniente da Ascoli che, secondo lui, ha inciso sulle scelte locali.

La nomina contestata e i criteri invocati

Secondo Bagalini, la proposta iniziale del coordinatore provinciale Andrea Assenti lo aveva indicato come candidato al ruolo di capo di gabinetto posizione che l’esponente di partito avrebbe accettato con entusiasmo e con la fiducia, a suo dire, manifestata dal sindaco Mozzoni. Tuttavia quella decisione è stata poi ribaltata e il ruolo è andato al collega di partito Pierluigi Tassotti. Bagalini sostiene che la scelta ha premiato una figura con un consenso elettorale «nettamente inferiore» al suo e senza un curriculum che ne giustifichi la nomina al ruolo.

Il consigliere ricorda che, in fase di assegnazione degli incarichi, il primo cittadino aveva individuato proprio il consenso elettorale tra i principali criteri di valutazione: questa discrepanza ha generato la domanda diretta di Bagalini su quali siano stati i criteri reali che hanno guidato la nomina. Nelle sue parole la sostituzione non solo «smentisce clamorosamente» la retorica della meritocrazia, ma rappresenta anche «una questione di rispetto verso gli elettori, i militanti e quei principi di meritocrazia richiamati in campagna elettorale».

Formazione e requisiti citati da Bagalini

Per sostenere le proprie ragioni, Bagalini richiama il proprio percorso formativo: è laureato in Scienze Giuridiche, Economiche e Manageriali dello Sport e in Scienze Politiche, Internazionali e delle Amministrazioni titoli che, secondo il consigliere, lo avrebbero reso adeguato all’incarico, mentre il collega nominato non possederebbe, a suo dire, i requisiti necessari per il ruolo di capo di gabinetto.

Riflessioni politiche: territoriale, autonomia e conseguenze

La critica di Bagalini si estende oltre la singola nomina e assume una dimensione politica più ampia. Secondo il consigliere, la rinuncia di Fratelli d’Italia al terzo assessorato ha aperto la strada a un disegno che ha favorito scelte non coerenti con il progetto di rinnovamento promesso in campagna elettorale. In particolare, Bagalini denuncia che «gli equilibri politici ascolani sembrano aver prevalso sulle esigenze e sulle scelte che dovrebbero appartenere esclusivamente a San Benedetto del Tronto», città che conta quasi 50 mila abitanti e che, per Bagalini, non può essere considerata subordinata a decisioni maturate altrove.

Questa percezione di ingerenza esterna è per il consigliere una ferita alla promessa di una San Benedetto «libera, autonoma e capace di decidere il proprio futuro». La mancata assegnazione dell’incarico a una figura giovane e definita da Bagalini come «motivata» e «premiata dai cittadini» viene letta come un’occasione perduta per portare in Comune energie nuove e idee fresche.

Pressioni e scelta personale

Bagalini racconta inoltre di pressioni ricevute nelle settimane successive alla vicenda, con proposte e velati avvertimenti finalizzati a farlo rinunciare alla sua posizione: gli sarebbe stato fatto capire che, insistendo, la sua carriera politica sarebbe finita. Nonostante ciò, il consigliere dichiara di aver trovato un limite invalicabile nelle proprie convinzioni etiche: «La dignità non è negoziabile», afferma, sottolineando come l’adulazione possa «procurare amici» mentre «la verità genera Dio».

Al termine della nota, Bagalini annuncia che si prenderà il tempo utile a riflettere sul proprio futuro politico, ponendo come priorità la serenità personale e l’armonia della famiglia, messe a dura prova, a suo dire, da certi modi di fare politica. La vicenda ha già avuto ripercussioni pratiche: il consigliere non ha partecipato ai primi due consigli comunali, manifestando così il proprio dissenso in modo concreto.

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