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Centri storici nelle Marche, i Liberaldemocratici: più libertà e meno protezionismo

Il Partito Liberaldemocratico della Provincia di Ancona esprime preoccupazione per la proposta di legge approvata dalla Giunta regionale che limita l'insediamento di attività considerate non coerenti con l'identità dei centri storici delle Marche, sostenendo che la risposta non è il divieto ma misure che favoriscano la vitalità urbana

Centri storici nelle Marche, i Liberaldemocratici: più libertà e meno protezionismo

Il Partito Liberaldemocratico della Provincia di Ancona ha reso pubblica la sua contrarietà nei confronti di una proposta di legge approvata dalla Giunta regionale che prevede limiti all’apertura di attività commerciali ritenute non coerenti con l’identità dei centri storici delle Marche. La presa di posizione, datata 24.06.2026 18:47 sottolinea come la valorizzazione delle eccellenze locali non debba tradursi in restrizioni che scoraggiano iniziative economiche legittime.

Nel comunicato gli esponenti liberaldemocratici ribadiscono che promuovere le produzioni locali e l’artigianato è obiettivo condivisibile, ma che esiste un confine netto fra incentivare e proibire: il rischio concreto è infatti quello di trasformare attività attive e produttive in serrande abbassate, indebolendo così il tessuto urbano.

Obiezioni del Partito Liberaldemocratico sulla logica dei divieti

Il messaggio del Partito Liberaldemocratico della Provincia di Ancona parte da una domanda pratica: vietare una determinata attività, come un kebab, favorisce automaticamente l’arrivo di botteghe artigiane o librerie? La risposta, nella critica rivolta alla norma regionale, è negativa. Gli esponenti sostengono che la vitalità dei centri urbani deriva dalla capacità di attrarre persone, investimenti e idee, non dall’imposizione di un catalogo di attività “giuste” o “sbagliate”.

Impatto economico immediato

Secondo il partito, una normativa che limita l’insediamento commerciale può produrre effetti perversi: attività che avrebbero creato occupazione, versato tasse e animato le vie rischiano di scomparire, lasciando vuoti e calo di frequentazione. La critica pone l’accento sulla funzione regolatoria delle istituzioni, che dovrebbero piuttosto creare condizioni favorevoli per chi rispetta le regole, piuttosto che scegliere in modo rigido quali imprese siano meritevoli.

Reciprocità e tutela dell’export delle Marche

Nel documento si richiama un principio di reciprocità: le Marche sono una regione che vive anche di export e turismo con prodotti apprezzati all’estero. I Liberaldemocratici invitano a riflettere su come reagiremmo se città straniere decidessero di vietare ristoranti italiani o negozi che vendono prodotti marchigiani nei loro centri storici. La proposta di legge viene così interpretata come una forma di protezionismo che la provincia di Ancona giudica controproducente.

Citazioni chiave del comunicato

Nel testo ufficiale sono riportate frasi che sintetizzano il messaggio politico: “La risposta non è il divieto, le Marche meritano più libertà non più protezionismo“; inoltre, la dichiarazione afferma che “L’identità non è una teca da museo da proteggere dalla concorrenza. È una realtà viva che si rafforza quando è capace di confrontarsi con il mondo.” Queste espressioni vengono usate per sottolineare la differenza tra tutela e chiusura.

Il Partito Liberaldemocratico della Provincia di Ancona solleva quindi una questione di metodo: le politiche pubbliche dovrebbero puntare su sostegno alle imprese localirigenerazione urbana e incentivi che rendano conveniente investire nei borghi e nelle città, piuttosto che su un elenco di attività vietate. L’argomentazione insiste sul fatto che la qualità dell’offerta e l’attrattività degli spazi urbani siano strumenti più efficaci della mera imposizione normativa.

La nota conclude ribadendo la convinzione che le Marche si rafforzano attraverso lo scambio e la competizione, non con misure che potrebbero essere interpretate come discriminazione economica nei confronti di chi desidera lavorare e investire nella regione. Il richiamo è esplicito alla responsabilità delle istituzioni regionali e locali nel mantenere un equilibrio tra identità culturale e libertà economica.

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