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Multileva in Marche apprezzato dai sindacati ma resta la domanda di stabilità finanziaria

Cgil, Cisl e Uil delle Marche valutano positivamente il nuovo intervento Multileva della Regione per la compartecipazione alle rette, ma sottolineano criticità sui criteri di accesso, sui finanziamenti limitati della seconda componente e sulla necessità di trasformare il sostegno in una misura continuativa; inoltre chiedono una strategia organica che valorizzi percorsi assistenziali e assistenza domiciliare integrata.

Multileva in Marche apprezzato dai sindacati ma resta la domanda di stabilità finanziaria

Il 17.06.2026 le organizzazioni sindacali CgilCisl e Uil delle Marche hanno manifestato un giudizio positivo sull’avvio dell’intervento regionale denominato Multileva pensato per sostenere la compartecipazione alle rette delle strutture residenziali. Pur riconoscendo il valore di un primo aiuto dopo anni senza misure specifiche per le famiglie, le sigle sindacali hanno indicato elementi di criticità che richiedono attenzione e un impegno più organico da parte della Regione.

Il comunicato delle organizzazioni mette in evidenza come l’iniziativa sia un passo importante per alleggerire il peso economico sui nuclei familiari, in un periodo caratterizzato dall’aumento del costo della vita e dalle maggiorazioni tariffarie delle strutture per anziani. Tuttavia, il documento sottolinea che la misura, così come disegnata, necessita di adeguati strumenti di monitoraggio e di risorse certe nel medio-lungo termine.

Criticità sui requisiti e rischi di esclusione

Tra i punti sollevati dai sindacati emerge la complessità dei criteri previsti per la prima componente dell’intervento. In particolare, la natura articolata dei requisiti rischia di limitare l’accesso di categorie fragili, come le donne disoccupate e inattive soprattutto in presenza di un collegamento con obblighi amministrativi presso i Centri per l’impiego. Le organizzazioni richiedono un monitoraggio attento per garantire che tutte le risorse stanziate per questa prima parte vengano effettivamente spese e raggiungano i beneficiari previsti.

La seconda componente e la scadenza

Per la seconda componente del progetto, i sindacati segnalano che l’entità del finanziamento è relativamente ridotta e limitata al solo anno in corso. Le risorse destinate a questa parte devono essere utilizzate entro il 31 dicembre altrimenti si rischia la perdita del finanziamento. Questo vincolo temporale, osservano Cgil, Cisl e Uil, può tradursi in esclusioni ingiustificate e in una risposta insufficiente a bisogni che sono invece stabili e permanenti.

Richiesta di stabilizzazione delle misure e revisione del sistema

Le organizzazioni sindacali chiedono alla Giunta regionale un impegno chiaro: trasformare gli interventi come Multileva da fenomeni straordinari o sperimentali in politiche strutturali e continuative. Solo un stanziamento stabile nel bilancio regionale può garantire certezza ai nuclei che sostengono le rette per anziani non autosufficienti, molti dei quali non sono più in grado di farvi fronte a causa degli incrementi tariffari.

Accanto alla necessità finanziaria, le sigle ribadiscono che il tema delle rette non è soltanto economico. Occorre collegarlo ai percorsi assistenziali ai livelli di intensità di cura e ai reali fabbisogni socio-sanitari e socio-assistenziali degli utenti. Senza una visione complessiva e una revisione organica del modello di assistenza residenziale, il sistema regionale rischia di restare appeso a misure emergenziali, con ricadute negative sulla sostenibilità complessiva.

Trasparenza nella costruzione della tariffa

Le organizzazioni sollecitano inoltre un confronto tempestivo con la Giunta e gli attori coinvolti, finalizzato all’analisi dell’esistente e alla valutazione dei bisogni degli utenti. Un passaggio ritenuto fondamentale è la trasparenza nella costruzione della tariffa applicata dalle strutture: solo così si potrà comprendere il reale onere per le famiglie e individuare criteri di compartecipazione equi e sostenibili.

Verso un modello che privilegi la casa come luogo di cura

Infine, Cgil, Cisl e Uil richiamano la necessità di promuovere una strategia innovativa che vada oltre l’istituzionalizzazione e rafforzi l’assistenza domiciliare integrata. Le sigle sostengono che la casa debba essere considerata il primo luogo di cura, in particolare alla luce dell’invecchiamento della popolazione marchigiana e dei nuovi bisogni che ne derivano. Un sistema che incentivi l’assistenza a domicilio potrebbe ridurre la domanda di posti residenziali e contenere l’aumento delle rette, se accompagnato da risorse dedicate e da una pianificazione strutturata.

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