La violenza di genere nelle Marche è un fenomeno allarmante che continua a mietere vittime. Micaela Vitri, consigliera regionale del Partito Democratico, ha sollevato la questione con forza, chiedendo alla Giunta regionale di prendere una posizione chiara e netta contro le dichiarazioni di Roberto Vannacci, che ha messo in discussione il reato di femminicidio e ha parlato di proteggere il patriarcato mediterraneo.
I numeri parlano da soli: solo nelle Marche, in due anni e mezzo, si sono verificati 10 femminicidi con un altro caso in corso di accertamento. Il procuratore della Corte di appello di Ancona ha segnalato 8 femminicidi tra luglio 2026 e, oltre a 2.514 casi di violenze di genere con un aumento del 46%. La situazione è particolarmente grave anche tra i minori, con un incremento del 22% di casi di stalking, violenze sessuali, maltrattamenti e aggressioni.
I dati nazionali e le radici culturali della violenza
Secondo i primi risultati dell’indagine ISTAT 2026, circa 6 milioni e 400 mila donne italiane tra i 16 e i 75 anni, il 31,9% hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita. Il 18,8% ha subito violenza fisica, il 23,4% violenza sessuale e il 5,7% uno stupro o un tentato stupro. La violenza riguarda pesantemente anche le relazioni affettive: tra le donne che hanno o hanno avuto un partner, il 12,6% ha subito violenza fisica o sessuale nella coppia, il 17,9% violenza psicologica e il 6,6% violenza economica.
Nel 2026, in Italia sono state uccise 97 donne85 in ambito familiare o affettivo e 62 dal partner o dall’ex partner. Questi numeri rappresentano una tragedia che non può essere affrontata solo quando la tragedia è già avvenuta. È necessario intervenire sulle radici culturali della violenza: il possesso, il controllo, la pretesa di decidere della vita e della libertà di una donna.
La mozione di Vitri e la richiesta di chiarezza alla Giunta Acquaroli
Micaela Vitri ha annunciato che presenterà una mozione in Consiglio regionale, chiedendo all’Assemblea legislativa e alla Giunta regionale delle Marche di esprimere una netta contrarietà a ogni visione che legittimi o rivaluti culturalmente il patriarcato e la eliminazione del reato di femminicidio. La consigliera regionale ha anche chiesto direttamente al Presidente Francesco Acquaroli e alla sua Giunta: «Condividete l’idea che il “patriarcato mediterraneo” debba essere protetto? Condividete la richiesta di cancellare l’autonoma fattispecie penale del femminicidio?»
Vitri ha sottolineato che non basta dire genericamente di essere contro la violenza sulle donne. È necessario un impegno concreto per costruire una cultura della parità, sostenere la rete antiviolenza, investire nella prevenzione e nell’educazione al rispetto, e contrastare qualsiasi messaggio che rischi di normalizzare rapporti di dominio e subordinazione tra uomini e donne.
La mozione chiederà anche di rafforzare le politiche regionali di prevenzione, educazione al rispetto, tutela delle vittime e sostegno alla rete dei centri antiviolenza e delle case rifugio. Sarà l’occasione per capire se il Consiglio regionale delle Marche sarà capace di esprimersi con una voce sola su un principio che dovrebbe essere patrimonio comune come la libertà delle donne e il rifiuto di qualsiasi cultura del possesso e della subordinazione.



