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Svuotamento del Furlo bloccato: familiari di Riccardo spingono per nuove ricerche

Una manifestazione silenziosa alla Golena del Furlo rilancia la richiesta di verificare l’invaso e trovare risposte per Riccardo Branchini

Svuotamento del Furlo bloccato: familiari di Riccardo spingono per nuove ricerche

Un sit-in di vicinanza e ricerca ha riunito una folla di persone alla Golena del Furlo, dove la comunità si è radunata per sostenere la famiglia di Riccardo Branchini, scomparso da oltre un anno e mezzo. La mobilitazione, promossa dall’associazione Gens Nova, è nata dall’esigenza di sapere se l’ultima area utile alle indagini, l’invaso della diga del Furlo, possa nascondere risposte definitive. Durante l’evento la madre ha ricordato l’ultima missiva del giovane, letta alla trasmissione Chi l’ha Visto?, e ha ribadito il bisogno di chiarezza rispetto alle ipotesi investigative ancora aperte.

Lo sfondo operativo rimane complesso: dopo il ritrovamento dell’auto e di effetti personali vicino alla diga, la proposta di svuotamento ha acceso un confronto tra enti e gestori. La famiglia sostiene che solo una verifica accurata dell’invaso potrà dirimere i dubbi; al tempo stesso gli enti tecnici e il gestore hanno evidenziato criticità procedurali e temporali. Gli avvocati della famiglia hanno annunciato la disponibilità a impugnare le decisioni avverse dinanzi al Tar, nel tentativo di ottenere una soluzione che consenta concentrare nuove ricerche.

Il caso e le ricerche

La vicenda prende le mosse dalla scomparsa di Riccardo Branchini nella notte tra il 12 e il 13 ottobre 2026; l’auto del giovane è stata ritrovata in prossimità della diga del Furlo con dentro documenti, denaro e il cellulare, elementi che non hanno però chiarito il destino del ragazzo. L’indagine include una missiva citata nell’inchiesta per istigazione al suicidio, ora secretata, che la famiglia ha deciso di rendere pubblica mediante la televisione per sollecitare attenzione. Nonostante molte ricerche, con squadre specializzate impegnate, permangono domande sul possibile coinvolgimento dell’invaso.

Dettagli sulle attività di ricerca

Le operazioni svolte sinora hanno impiegato diversi strumenti: sommozzatori, droni, rilevamenti con sonar e l’intervento di unità cinofile. Tuttavia il principale ostacolo risiede nell’accumulo di fango e sedimenti nel bacino, che secondo la famiglia rappresenta un impedimento all’ultima fase di verifica. Gli inquirenti e i soccorritori hanno indicato come necessario un intervento tecnico che porti ad abbassare il livello dell’acqua per permettere ispezioni più precise, mentre gli aspetti di sicurezza e le tempistiche richieste dagli enti competenti restano al centro del dibattito.

La questione dello svuotamento

Sul piano amministrativo la Regione Marche ha emesso provvedimenti che autorizzano lo svuotamento dell’invaso per consentire ulteriori ricerche, ma la realizzazione pratica si è scontrata con condizioni poste dalla Provincia di Pesaro e Urbino e con le osservazioni del gestore, Enel Green Power. Tra le prescrizioni della Provincia figura l’abbassamento del livello dell’acqua al ritmo massimo di un metro al giorno, misura che il gestore ha ritenuto incompatibile con i tempi indicati dal decreto regionale e con le esigenze tecniche dell’operazione.

Posizioni e polemiche istituzionali

Dal confronto sono emerse tensioni politiche: il Pd di Acqualagna ha criticato la Regione per presunte mancate verifiche sulla tempistica e sulla mediazione con il gestore, mentre il consigliere regionale della Lega ha accusato la Provincia di farsi guidare da un ambientalismo estremo. L’avvocata della famiglia, Elena Fabbri, ha chiesto invece di ritornare a un tavolo per trovare una mediazione tecnica che eviti il rimpallo di responsabilità e permetta di rimodulare le date, osservando che uno slittamento di pochi giorni non dovrebbe pregiudicare l’esito delle indagini.

La mobilitazione della comunità

Il ritrovo organizzato da Gens Nova è stato improntato alla sobrietà: nessuno slogan, nessuna bandiera, soltanto la volontà di offrire un abbraccio collettivo alla famiglia. All’iniziativa hanno preso parte autorità locali, tra cui il sindaco di Acqualagna, Pier Luigi Grassi, e il vicesindaco di Fossombrone, Michele Chiarabilli, a sottolineare la rilevanza territoriale della vicenda. Secondo gli organizzatori lo scopo primario è dare sostegno umano e mantenere alta l’attenzione sulla necessità di completare le verifiche tecniche che possano fornire risposte definitive.

L’appello finale

La famiglia di Riccardo Branchini rinnova l’invito ad accelerare le soluzioni praticabili per accedere ai fondali dell’invaso e chiudere così un periodo di incertezza. L’appello dell’avvocata e la disponibilità dei cittadini a mobilitarsi riflettono la pressione sociale perché si trovi un equilibrio tra vincoli tecnici, tempi amministrativi e l’esigenza umana di avere una verità. Fino a quando non sarà possibile verificare con certezza cosa ci sia dentro la diga del Furlo, la famiglia e la comunità chiedono che le ricerche non vengano abbandonate.

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