Il 19 maggio 2026 la vicenda della global sumud Flotilla ha avuto ripercussioni dirette anche nelle scuole di Ancona: il collettivo studentesco del liceo classico Rinaldini ha annunciato uno sciopero in solidarietà con il docente Vittorio Sergi, uno degli italiani trattenuti dopo l’abbordaggio della marina israeliana. La mobilitazione prevede un primo raduno davanti all’istituto e successivamente uno spostamento al parco della Cittadella, a conferma di una partecipazione diffusa della comunità locale.
La missione, partita con l’intento di raggiungere Gaza via mare per consegnare aiuti, è stata intercettata e, secondo gli organizzatori, diverse imbarcazioni avrebbero subito interventi sul posto. Le autorità israeliane hanno trasferito numerosi attivisti verso il porto di Ashdod, dove sono attesi legali italiani e rappresentanti diplomatici per verificare la situazione. La notizia ha sollevato reazioni a più livelli, dal presidio cittadino all’intervento del ministero degli Esteri.
La cronaca dell’intercettazione
Secondo i resoconti degli organizzatori, il convoglio partito da Marmaris contava decine di imbarcazioni e, nelle ore successive all’avvicinamento a Gaza, molte unità sarebbero state fermate. Gli attivisti hanno denunciato presunti colpi esplosi contro alcune barche, mentre le autorità israeliane hanno parlato di impiego di strumenti non letali a scopo di avvertimento, negando l’uso di munizioni vere. A seguito degli abbordaggi, diversi partecipanti sono stati trasferiti su unità navali dirette ad Ashdod, dove dovrebbero ricevere assistenza legale.
Trasferimento e accuse
Le persone fermate comprendono cittadini provenienti da oltre quaranta Paesi: tra loro ci sono anche 29 italiani, tra cui il docente Vittorio Sergi, il residente di Senigallia Maurizio Menghini e il regista anconetano Marco Montenovi. Alcuni attivisti hanno riferito l’interruzione delle comunicazioni satellitari e la presenza di imbarcazioni lasciate vuote alla deriva, mentre le operazioni di trasbordo sono state documentate in più video diffusi online. Sul piano procedurale gli avvocati dell’ONG e i legali italiani stanno predisponendo azioni per seguire i casi.
Chi sono gli italiani coinvolti
Oltre ai tre marchigiani, tra i fermati figurano persone con diversi profili professionali: ricercatori, giornalisti e medici. Tra i nomi citati nelle segnalazioni ci sono, ad esempio, Alessio Catanzaro e Martina Comparelli, oltre a figure più anziane come Alfonso Coletta, che ha denunciato di essere stato trattenuto anche in acque internazionali. Questi dettagli hanno alimentato sia l’attenzione mediatica sia le preoccupazioni delle famiglie e delle comunità di provenienza.
Reazioni individuali e collettive
Le testimonianze raccolte nei giorni successivi comprendono descrizioni di condizioni difficili durante la detenzione: c’è chi parla di lunghe ore sotto il sole e della difficoltà ad accedere a risorse di base come l’acqua. Episodi del genere vengono utilizzati dagli attivisti per sottolineare la necessità di tutelare il diritto umanitario e le garanzie minime durante le operazioni di sicurezza marittima.
Risposte istituzionali e mobilitazione locale
Sul versante diplomatico il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avviato verifiche e ha chiesto all’ambasciatore in Israele un passo formale per richiedere garanzie sul trattamento degli italiani coinvolti. Intanto in città proseguono i presidi: dopo una manifestazione pubblica, è rimasto attivo un sit-in permanente presso l’Arco di Traiano e la protesta ha raggiunto anche i banchi del liceo, dove gli studenti reclamano il rilascio del loro docente.
Impatto politico e internazionale
La vicenda ha avuto ricadute internazionali con posizioni divergenti: alcuni Paesi e organizzazioni hanno condannato l’intercettazione, mentre altre fonti hanno parlato di un’operazione necessaria a tutela della sicurezza. Anche misure economiche e diplomatiche, come segnalate fonti estere, sono entrate nel dibattito pubblico, rendendo la situazione complessa e ancora in evoluzione.
In attesa degli sviluppi giudiziari e diplomatici, la mobilitazione locale resta intensa e la richiesta di trasparenza sulle operazioni in mare è al centro delle iniziative. La vicenda della Flotilla continua quindi a intrecciare questioni di sicurezza, diritti e solidarietà, mantenendo alta l’attenzione sia nelle comunità d’origine degli attivisti sia nelle sedi istituzionali.



