Roma, la Città Eterna, è famosa per i suoi monumenti antichi e le sue opere d’arte. Tuttavia, negli ultimi anni, i graffiti e i tag sono diventati una presenza sempre più diffusa. Un giovane restauratore di beni architettonici, Valerio Tuveri, ha deciso di combattere questo fenomeno. Con la sua sabbiatrice e un seguito in costante crescita sui social, sta ripulendo i muri storici di Roma, una restaurazione dopo l’altra.
La battaglia di Valerio contro i graffiti
Valerio Tuveri, conosciuto sui social come “il ragazzo che pulisce Roma”, documenta ogni intervento di restauro, trasformando la tutela del patrimonio in contenuti virali. Il suo ultimo intervento ha riguardato Villa Sciarra, uno storico punto di riferimento di Roma, dove sui muri appena restaurati erano comparsi nuovi graffiti. Indossando protezioni e usando una sabbiatrice ad alta pressione, ha rimosso con attenzione la vernice spray, preservando la pietra sottostante.
Mentre lavorava, alcuni residenti curiosi si sono fermati a osservare. Alcuni si sono anche uniti a lui per rimuovere i graffiti e dare gli ultimi ritocchi, trasformando la pulizia in un’iniziativa collettiva. Per Tuveri, però, il problema va ben oltre l’estetica. “Ho deciso di intraprendere questa strada, questa ‘battaglia’ contro i graffiti perché Roma è, secondo me, la città più bella del mondo, ma allo stesso tempo la città più vandalizzata d’Europa”, racconta.
La distinzione tra street art e vandalismo
Tuveri ritiene che ci sia una netta distinzione tra la street art e i tag indiscriminati che ricoprono molti edifici storici della città. Secondo lui, l’Italia dovrebbe colpire più duramente i responsabili. Chiede più telecamere di sorveglianza, controlli di sicurezza più rigorosi e sanzioni economiche più severe per scoraggiare i vandali. “Puoi dire alle persone quello che vuoi, ma quando le colpisci nel portafoglio iniziano a sentirlo”, dice. “Servono pene dure, multe salate e molte telecamere.”
Il problema dei graffiti a Roma
La portata della sfida è evidente. Anche dopo il restauro dei muri di Villa Sciarra, le strade della zona di Trastevere sono rimaste ricoperte da strati di graffiti, a dimostrazione di quanto il problema sia ormai diffuso in tutta la città. Secondo la legge italiana, chi danneggia monumenti o beni di rilevante valore storico, archeologico o artistico può rischiare fino a un anno di carcere oppure una multa di circa 2.000 euro, se il danno è ritenuto lesivo del patrimonio culturale del Paese. I tribunali possono anche disporre la confisca del bene danneggiato.
Per Tuveri, restaurare un singolo muro può sembrare un gesto minimo. Ma con ogni video che pubblica online spera di convincere altri a vedere il tessuto storico di Roma non come una tela bianca, bensì come un patrimonio da tutelare. “Ci sono scritte senza senso ovunque: sui monumenti, sulle abitazioni private, sulle auto e sulle serrande”, afferma. “Roma è la città più vandalizzata d’Europa, e questo deve cambiare.”
Le opinioni di Massimo Ghini ed Emanuele Trevi
Non solo Tuveri è preoccupato per il fenomeno dei graffiti. Anche l’attore Massimo Ghini e lo scrittore Emanuele Trevi hanno espresso le loro opinioni. Ghini, residente nel I municipio, descrive il problema come un’infezione di tutte le grandi città. “Il mio quartiere è pieno di scritte”, dice. “L’albergo di fronte a casa mia si è attrezzato con dei pannelli di plastica trasparenti che, se sporcati, possono essere sostituiti.”
Ghini ritiene che il problema dipenda dalla maleducazione civica e dalla mancanza di controllo. “In Francia il servizio di vigilanza è attivo 24 ore su 24: qui mancano risorse”, afferma. “La questione dovrebbe essere affrontata dal ministero degli Interni; il Comune, da solo, può arrivare fino a un certo punto.”
Emanuele Trevi, premio Strega 2026, vive nel II municipio, uno dei più colpiti dai graffiti. “Quando un bambino finisce un album da colorare, vuole un nuovo album per ricominciare”, dice. “Pulire è doveroso, è un atto nobile, diventa un atto di moralità.” Trevi spiega che la pulsione umana a scrivere sui muri è antica quanto i muri stessi, ma tra i “tanti attentati al decoro urbano a Roma, questo è piuttosto fastidioso”.
Secondo Trevi, la causa del problema è da rintracciare nell’assenza di educazione. “Bisogna sperare che chi imbratta i muri capisca che il bene pubblico è di tutti quanti”, afferma. “L’educazione insegna il rispetto.”



