In un contesto sanitario già complesso, la storia di una famiglia di Chiaravalle mette in luce le criticità legate all’accesso alle cure specialistiche. Una donna di 53 anni, affetta da una malattia rara e multisistemica con un’invalidità riconosciuta dell’85% e un pacemaker impiantato attende da 17 mesi una risonanza magnetica cardiaca necessaria per monitorare l’efficacia della terapia.
La presa in carico e l’attesa infinita
La vicenda ha inizio nel quando la donna viene presa in carico dal sistema sanitario regionale. Tuttavia, nonostante le continue telefonate e le richieste di aggiornamento, la famiglia non ha ricevuto alcuna chiamata per fissare la data dell’esame. Il marito della paziente ha inviato una mail all’assessore regionale alla sanità, Paolo Calcinaro il 13 gennaio sottolineando l’importanza dell’esame come “l’ago della bilancia per capire se la cura sta facendo effetto oppure no”.
“Continuavamo a sentirci dire che mia moglie era stata presa in carico e che ci avrebbero richiamato – racconta il marito – ma nessuno si è più fatto vivo, né dagli uffici regionali né dall’ospedale. Alla fine, non potendo più aspettare, abbiamo dovuto cercare una soluzione fuori dalle Marche.”
Viaggi fuori regione e difficoltà economiche
La famiglia è stata costretta a recarsi a Cotignola in provincia di Ravenna per sottoporsi alla risonanza magnetica cardiaca. Anche la PET annuale, necessaria per il monitoraggio della malattia, viene effettuata ad Ascoli Piceno poiché ad Ancona non si riesce a trovare un appuntamento.
“Noi siamo ancora in grado di spostarci, cercare informazioni e trovare qualche soluzione – prosegue l’uomo – ma penso a una persona anziana, magari sola o con difficoltà economiche. Come può affrontare viaggi fuori regione per un esame che dovrebbe essere garantito vicino casa?”
Le spese sostenute per le cure
In passato, la donna era stata sottoposta a un complesso intervento chirurgico a Piacenza. Per diversi anni, aveva dovuto effettuare controlli ogni sei mesi, sostenendo circa 1.400 euro per risonanze e TAC dopo che la struttura non era risultata più convenzionata con la Regione Marche.
“Posso comprendere di dover andare lontano per un intervento altamente specialistico – osserva il marito – ma una risonanza, una TAC o un esame di controllo dovrebbero essere garantiti vicino al luogo in cui una persona vive, soprattutto quando si tratta di pazienti con patologie gravi.”
La denuncia e la richiesta di cambiamento
Dopo aver letto un articolo che denunciava le difficoltà del sistema sanitario, il marito ha deciso di rendere pubblica la sua situazione. “Perche certe cose devono essere denunciate“, afferma, sottolineando l’importanza di portare alla luce queste criticità.
“Non basta dire a un paziente che verrà richiamato. La presa in carico deve portare a una risposta e a un appuntamento. Altrimenti le famiglie restano sospese, mentre il tempo continua a passare”, aggiunge.
La famiglia attende ora una risposta istituzionale che possa chiarire quanto accaduto e, soprattutto, quali soluzioni si intendano adottare affinché altri pazienti fragili non debbano affrontare lo stesso percorso. Perché dietro una prenotazione che non arriva non ci sono soltanto numeri e liste, ma persone che attendono di essere curate.



