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Pesaro e il biolaboratorio: la decisione del Tar e le questioni aperte

Il Tar ha respinto il ricorso contro la vendita del terreno per il biolaboratorio a Pesaro, ma restano aperte questioni cruciali su sicurezza e proprietà.

Pesaro e il biolaboratorio: la decisione del Tar e le questioni aperte

Il dibattito sul biolaboratorio a Pesaro continua a infiammare le opinioni pubbliche. Il Tribunale Amministrativo Regionale ha recentemente respinto il ricorso presentato dall’associazione ambientalista Seam contro la delibera del Consiglio Comunale del 24 ottobre 2022. Questa decisione riguarda la vendita di un’area di circa 12.230 metri quadrati tra via Furiassi e via Grande Torino all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche “Togo Rosati”.

La legittimità della vendita e le preoccupazioni ambientali

Il Tar ha stabilito che la vendita del terreno è legittima e che il laboratorio Bsl3 e le stalle non costituiscono un’industria insalubre. Tuttavia, il Comitato “Pesaro Pensa” ha espresso preoccupazioni riguardo alla sicurezza del progetto. Secondo il Comitato, il laboratorio potrebbe rappresentare un rischio per la salute umana a causa delle sperimentazioni in vivo e vitro su agenti virali. La direzione dell’Istituto Zooprofilattico ha smentito queste affermazioni, ma le polemiche continuano.

Le questioni patrimoniali e contrattuali

Il Comitato “Pesaro Pensa” ha sollevato dubbi sulla effettiva conclusione della compravendita. Nel 2022, il Comune di Pesaro aveva approvato l’alienazione del terreno alla Torraccia per 500.000 euro. Tuttavia, dopo l’esondazione del fiume Foglia del 27 maggio 2023, che aveva allagato l’area prevista per il biolaboratorio, l’operazione sembrava tramontata. Il Comitato chiede chiarimenti su diversi punti: se il rogito è stato stipulato, se il contratto di compravendita è stato perfezionato e chi è oggi il proprietario delle particelle interessate.

Le condizioni idrogeologiche e la sicurezza del sito

Roberto Malini e Lisetta Sperindei del Comitato “Pesaro Pensa” hanno dichiarato: «Non siamo davanti a un via libera alla costruzione». Secondo loro, il Tar ha lasciato aperte questioni cruciali riguardanti salute, sicurezza e condizioni idrogeologiche. Un laboratorio BSL-3 richiede elevati standard di biocontenimento, e la scelta del sito non può essere considerata secondaria. Prima di qualsiasi autorizzazione, devono essere resi pubblici gli studi idraulici e idrogeologici, gli scenari di allagamento, le condizioni di accesso in emergenza e le garanzie di continuità dei sistemi di contenimento, filtrazione, sterilizzazione, alimentazione elettrica e gestione dei reflui.

Il Comitato sottolinea che non è contrario alla ricerca scientifica, ma pone una domanda cruciale: «Una struttura che richiede standard così elevati di sicurezza è collocata nel luogo più appropriato?». Un’area interessata da rischio alluvionale deve essere valutata con il massimo rigore prima che le decisioni diventino irreversibili.

La richiesta di trasparenza

“Pesaro Pensa” invita il Comune di Pesaro, la Regione Marche, l’Istituto Zooprofilattico e le autorità competenti a rendere pubblici gli studi sulla sicurezza del sito e gli atti relativi alla compravendita. Il Comitato chiede di chiarire se il contratto di vendita è stato perfezionato e di fornire gli estremi della trascrizione e l’attuale titolarità delle particelle interessate.

«Se il progetto sarà compatibile con il sito, saranno gli studi a dimostrarlo. Se il contratto di vendita è stato perfezionato, saranno gli atti a dimostrarlo. Su salute pubblica, biosicurezza, fragilità del territorio e patrimonio pubblico, trasparenza e prudenza sono un dovere», concludono Malini e Sperindei.

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