Il 29 settembre 2026, dalla sede di Ascoli Piceno, la Consigliera di Parità per la Provincia ha inviato una comunicazione al Consiglio e alla Giunta comunale di San Benedetto del Tronto, nonché ai media, per commentare la delibera appena approvata sugli indirizzi delle nomine nelle partecipate.
Chiarire i termini: parità di genere e equilibrio di genere
Nel testo si sottolinea che parità di genere è un principio di uguaglianza pari diritti, pari opportunità e nessuna discriminazione basata sul sesso. Equilibrio di genere invece, indica la composizione numerica di un organo, garantendo che nessun sesso predomini in modo eccessivo rispetto all’altro, secondo i parametri stabiliti dal caso specifico. Confondere i due concetti porta a interpretazioni errate, perché un processo di selezione può risultare formalmente paritario ma produrre un consiglio quasi interamente maschile o femminile, violando così l’equilibrio richiesto.
Perché la competenza non è in contrasto con l’equilibrio
Affermare la necessità di un equilibrio di genere non significa sacrificare la competenza o la professionalità. La scelta corretta è perseguire simultaneamente i tre criteri: capacità tecnica, esperienza comprovata e una composizione di genere equilibrata. In altre parole, non si deve chiedere “donne o competenza”, ma “candidati competenti, professionali e con una rappresentanza di genere adeguata”. Un iter trasparente, basato su un avviso pubblico che raccoglie curricula, può valutare le skill richieste e, al contempo, verificare che la quota di uomini e donne rispetti i parametri stabiliti.
Procedura consigliata per le partecipate
La nuova disciplina prevede, in via generale, la pubblicazione di un avviso di selezione per raccogliere candidature e curricula. Il successivo regolamento di governance dovrà specificare, in modo concreto, i criteri di valutazione: quali competenze sono obbligatorie per ogni ruolo, come si misura l’equilibrio di genere e quali sono le motivazioni accettabili per eventuali deroghe. Solo con tali dettagli il tema del genere diventa un elemento oggettivamente verificabile e non una semplice dichiarazione di principio.
L’importanza del linguaggio istituzionale
Nel dibattito è stato evidenziato anche il ruolo del linguaggio. Quando si parla di incarichi pubblici o societari, termini come “donne” e “uomini” sono i più appropriati e rispettosi; “ragazze” e “ragazzi” riservati a contesti informali o a persone realmente giovani. La precisione terminologica non è un dettaglio stilistico, ma un segnale di rispetto e di coerenza istituzionale. Si invita quindi amministratori, consiglieri e organi informativi a utilizzare un linguaggio declinato per genere, distinguendo chiaramente tra parità di genereequilibrio di generecompetenza e professionalità nelle comunicazioni relative alle partecipate.



