Una serata tra musica e balli a Falconara si è trasformata in una lunga vicenda giudiziaria. Il 16 aprile 2026 una donna di 57 anni residente a Jesi è stata morsa al braccio da un Rottweiler durante una festa in giardino. Le ferite hanno richiesto il trasferimento in ospedale e quattro punti di sutura, ma il caso non si è chiuso con le cure mediche.
Subito dopo l’aggressione la vittima è stata avvicinata da un uomo che si è dichiarato il proprietario del cane e le ha offerto soluzioni extra-giudiziali: la promessa di un pagamento immediato per evitare la denuncia. Quelle promesse, però, hanno aperto una vicenda che ora è approdata in tribunale.
La dinamica dell’aggressione e le prime promesse
Durante la festa la donna è stata aggredita dal Rottweiler, ricevendo un morso al braccio. Trasportata in ospedale, ha denunciato l’episodio alle autorità competenti. Mentre attendeva le cure, sarebbe stata avvicinata da un uomo di 47 anni, originario della Sicilia, che si sarebbe qualificato come il proprietario del cane e le avrebbe chiesto di non sporgere denuncia.
La proposta extra-giudiziale
L’uomo, secondo il racconto della vittima, l’avrebbe rassicurata spiegando che evitare la denuncia avrebbe preservato la vita dell’animale e che lui si sarebbe fatto carico del risarcimento. Per mettere in chiaro la sua disponibilità le avrebbe lasciato il proprio numero di cellulare e si sarebbe fatto fotografare la carta d’identità dalla donna come forma di garanzia. Queste azioni sono state poi utilizzate in aula come elementi della vicenda.
Dal contatto all’omissione: la scomparsa degli intermediari
Nei giorni successivi la promessa di pagamento non si è concretizzata. Appuntamenti fissati per il saldo venivano ripetutamente rimandati e, con il passare del tempo, il presunto intermediario è diventato irreperibile. La vittima ha così deciso di procedere con le vie legali e ha formalizzato la denuncia per le lesioni subite.
L’intervento dei carabinieri e la versione della proprietaria
I carabinieri, indagando, hanno ricevuto la denuncia della reale proprietaria del Rottweiler. La donna ha dichiarato di aver consegnato 500 euro al 47enne con l’intenzione che questi li girasse alla persona ferita, ma quel denaro non è mai stato versato alla vittima. Questa circostanza ha portato all’iscrizione nel registro degli imputati del 47enne e di una donna di 53 anni, residente ad Ancona, che era presente alla festa e che, secondo l’accusa, avrebbe collaborato nella mediazione.
Il processo e le posizioni delle parti
Davanti alla giudice Paola Moscaroli si è aperto il procedimento per truffa in concorso. L’accusa sostiene che i due imputati si siano spacciati per intermediari tra la proprietaria del cane e la vittima, intascando però il denaro senza consegnarlo. Entrambi gli imputati hanno nominato difensori: gli avvocati Rino Bartera e Moreno Misiti contestano le accuse e difendono i loro assistiti nel corso dell’istruttoria.
La testimonianza della vittima
Nell’ultima udienza ha testimoniato la donna di 57 anni, che ha ricostruito la notte dell’aggressione e i contatti successivi. Ha ribadito di aver ricevuto rassicurazioni sul fatto che il cane non sarebbe stato sopresso e che il pagamento sarebbe stato effettuato, ma che poi il presunto intermediario ha cessato ogni comunicazione. Parallelamente alle accuse per truffa, la vittima aveva già avviato un procedimento civile per le lesioni ottenendo ragione davanti al giudice di pace contro la reale proprietaria dell’animale.
Prossime tappe e riflessioni
Il processo per truffa proseguirà con una nuova udienza fissata per il 1 ottobre. Nel frattempo la vicenda solleva questioni su come gestire i sinistri che nascono da aggressioni animali: la tentazione di risolvere la questione privatamente può complicare gli aspetti penali e civili, specie quando entrano in gioco intermediari non ufficiali.
Il caso mette in luce anche l’importanza di distinguere tra responsabilità civile del proprietario dell’animale e il rischio di frodi quando terze persone promettono risarcimenti. Per le vittime, ottenere giustizia può richiedere il ricorso a vie giudiziarie per chiarire ruoli e responsabilità, come dimostra la decisione della donna di ottenere riconoscimento del danno dal giudice di pace prima che la vicenda penale arrivi a sentenza.
Nel complesso la vicenda del Rottweiler di Falconara rappresenta un esempio di come un episodio di cronaca locale possa evolvere in un procedimento penale con più protagonisti e versioni contrastanti. La prossima udienza sarà determinante per chiarire se la promessa di risarcimento fosse reale o parte di una condotta truffaldina.



