Nel quadrante cittadino compreso tra Via Veneto, Via Montebello e Via Santo Stefano il panorama dei lavori pubblici è mutato: mentre il restauro del Palaveneto procede speditamente in vista della scadenza 30 giugno legata al Pnrr, due grandi edifici dismessi continuano a rappresentare una fonte di preoccupazione per residenti e amministrazione. Questi due interventi, l’ex Ipsia e l’ex Stracca, sono attualmente i principali nodi aperti sul fronte della rigenerazione urbana.
Le strutture abbandonate non sono solo simboli di degrado: generano problemi operativi e logistici che coinvolgono servizi, sosta e sicurezza. Per chiarire il quadro è utile esaminare separatamente le due situazioni, le difficoltà tecniche incontrate e le conseguenze pratiche per il quartiere, senza perdere di vista le cifre e i soggetti coinvolti.
Il caso ex Ipsia: vendita, progetto e rallentamenti
L’ex Ipsia, istituto tecnico venduto all’Inail nel 2026 per 1,3 milioni, è destinato a diventare la nuova sede provinciale e regionale dell’ente. Il cantiere è stato aperto a giugno 2026, ma i lavori non hanno ancora preso ritmo: all’appalto di circa 15 milioni si è aggiudicata l’intervento l’impresa romana Imaco, che però ha dovuto affrontare vari ostacoli. Tra questi figurano le trattative con Enel per la ricollocazione di una cabina elettrica originariamente dentro l’area da demolire e la necessità di garantire la stabilità del terreno retrostante l’edificio.
Opere di sostegno e coordinamento con il Palaveneto
Per rendere possibile la demolizione è stata progettata una palificata composta da 141 pali, opera di supporto affidata alla Ubaldi di Ascoli, la stessa impresa che lavora al restauro del Palaveneto. Per eseguire gli scavi necessari è stato concordato un accesso temporaneo al cantiere del Palaveneto: l’accordo con il Comune ha permesso a Imaco di entrare per eseguire le opere propedeutiche, con l’obiettivo di completare la palificazione entro settembre, data da cui l’Inail potrà iniziare la demolizione vera e propria.
Effetti pratici sul quartiere
L’avvio delle opere non è indolore per chi vive in zona. La trasformazione del sito comporterà la perdita di almeno 30 posti auto pubblici, concentrati soprattutto in Via Curtatone, dove oggi la sosta è riservata ai residenti. Questo aggravio si inserisce in un contesto di già diffuso caos sosta: la riduzione di stalli minaccia di acuire tensioni quotidiane e di spostare il problema su vie limitrofe. Inoltre, le tempistiche originarie — con fine lavori prevista a metà 2028 — appaiono sempre più ottimistiche, tanto che oggi molti operatori parlano di una possibile chiusura degli interventi attorno al 2030.
Impatto sociale e mobilità
La sottrazione di parcheggi e i cantieri attivi influiscono sulla qualità della vita: commerci locali, servizi e anziani che si muovono nel tessuto urbano sentiranno immediatamente gli effetti. I residenti lamentano non solo la carenza di sosta ma anche il prolungarsi dei rumori e dei cantieri nei pressi delle loro abitazioni, fattori che richiedono un’attenta pianificazione alternativa della viabilità e misure di compensazione da parte dell’amministrazione.
L’ex Stracca e il futuro incerto del secondo edificio
L’altra ferita urbanistica è rappresentata dall’ex Stracca, la cui ristrutturazione si è fermata per il fallimento dell’impresa che doveva completarla. La curatela fallimentare è ora in trattativa con una cordata di imprenditori provenienti da Civitanova e Verona che si sono detti interessati a rilevare il cantiere per circa 2 milioni. Fino a quando questa operazione non si concluderà, il sito resterà in stallo, con tutti i problemi connessi a recinzioni degradate e cantieri non completati.
Un unico cantiere che corre: il Palaveneto
In questo quadro l’unico intervento che sembra rispettare i tempi è il restauro del Palaveneto, il cui cronoprogramma è allineato alla scadenza 30 giugno imposta dal Pnrr. L’assessore Tombolini ha espresso fiducia nell’operato dell’impresa: secondo lui l’azienda «sta correndo, fa miracoli», e questo slancio è considerato fondamentale per non perdere i finanziamenti. Tuttavia, la necessità di coordinare più cantieri contigui richiede equilibrio e continue mediazioni tra committenze, imprese e amministrazione comunale.
In sintesi, il triangolo tra Via Veneto, Via Montebello e Via Santo Stefano si trova a una svolta: il successo del Palaveneto potrebbe diventare volano per l’intera zona, ma la risoluzione rapida e coordinata dei cantieri dell’ex Ipsia e dell’ex Stracca sarà determinante per evitare che i disagi attuali si trasformino in problemi strutturali di lungo periodo per il quartiere e per la mobilità cittadina.



