Durante interventi di consolidamento sull’area dell’ex orfanotrofio Giovagnoni Birarelli, in cima al colle Guasco di Ancona, i tecnici della Soprintendenza hanno portato alla luce una struttura muraria di grande portata. L’operazione, inizialmente mirata a rinforzare la parete rocciosa, ha rivelato elementi che potrebbero modificare la comprensione dell’impianto urbano della Dorica antica.
I risultati sono stati illustrati dagli archeologi coinvolti nel cantiere: tra i nomi citati figurano Stefano Finocchi della Soprintendenza di Ancona e Pesaro Urbino e l’archeologa Sara Trotta. Le indagini preliminari suggeriscono che il manufatto non sia un semplice muro di contenimento ma faccia parte di un complesso più articolato legato alla sommità del Guasco.
La natura del ritrovamento
Nel punto di scavo è emersa una struttura muraria imponente, costruita con blocchi di gesso estratto dal Conero. Secondo le descrizioni, il muro raggiunge un’altezza di circa 4,5 metri e uno spessore intorno ai cinque metri, con una lunghezza finora accertata di almeno 12 metri. L’osservazione del sito suggerisce tuttavia che la parete prosegua verso la falesia, lasciando ipotizzare una lunghezza complessiva molto superiore, nell’ordine di decine di metri.
Un supporto per la falesia o una base monumentale?
Il ritrovamento sembra avere una doppia valenza: da un lato si configura come un’opera di sostruzione — vale a dire una struttura di sostegno per la falesia — dall’altro potrebbe rappresentare la platea su cui sorgevano edifici pubblici o monumentali. Questa ambivalenza nasconde contenuti archeologici importanti: la forma e i materiali richiamano soluzioni costruttive utili sia al consolidamento sia alla creazione di spazi di rappresentanza.
Elementi che collegano il ritrovamento al contesto urbano antico
Un volo con drone ha confermato la presenza di un segmento analogo in mattoni lungo il filo della falesia, emerso dopo cedimenti del terreno. La sovrapposizione di tecniche costruttive diverse e la presenza di pilastri addossati al muro fanno pensare a fasi distinte di utilizzo e a un complesso articolato che si sviluppava verso l’acropoli cittadina.
Datazione e posizione nel tempo
La prima attribuzione cronologica colloca l’opera intorno al II-I secolo avanti Cristo, periodo che attraversa la tarda Repubblica e l’inizio dell’età imperiale romana. Tale datazione è al momento suscettibile di aggiustamenti, ma colloca comunque la struttura in una fase antica e significativa per la conformazione urbanistica di Ancona.
Risonanze storiche e ipotesi interpretative
Storici locali, tra cui Antonio Leoni — noto per aver individuato l’anfiteatro romano della città — hanno avanzato l’ipotesi che in corrispondenza di questo settore potesse affacciarsi il cosiddetto palazzo imperiale di Ancona. Le osservazioni moderne trovano dunque un ponte con descrizioni e immaginari già formulati in passato, sebbene i dettagli rimangano ancora da verificare sul campo.
La presenza di grandi blocchi bianchi di gesso ricorda, nella suggestione visiva, la facciata maestosa che alcuni studiosi avevano ipotizzato. Inoltre, i pilastri ritrovati addossati al muro potrebbero corrispondere a strutture sopraelevate che si collegavano ad altri monumenti, forse fino all’anfiteatro stesso.
Stratificazione cronologica e usi successivi
L’area non è stata esclusivamente romana: gli scavi hanno rivelato fasi d’uso anche in epoca medievale. Sotto strati spessi di detriti sono state individuate tre inumazioni di giovani uomini attribuibili al Medioevo, segno che lo spazio è stato rimaneggiato e riutilizzato nei secoli.
Questa stratificazione mette in luce come il sito abbia attraversato una lunga storia di funzioni diverse: da possibile spazio monumentale nel mondo antico a luogo di sepoltura in età medievale, fino a diventare parte del tessuto edilizio moderno che include l’area dell’ex orfanotrofio.
Prospettive di ricerca e importanza
Per gli archeologi coinvolti si tratta di «un unicum nel contesto urbano di Ancona» e della scoperta più significativa finora registrata in quel settore cittadino. Le indagini future, compresi interventi stratigrafici e analisi materiali, saranno decisive per comprendere l’estensione esatta della struttura, le fasi costruttive e le funzioni originarie.
L’importanza dello scavo risiede non solo nei resti emersi, ma nella capacità di ricostruire un possibile percorso monumentale che collegava la base del colle all’acropoli, integrando il quadro già noto del Tempio di Venere e delle architetture sacre sotto il Duomo.
In conclusione, gli elementi ritrovati al Guasco aprono nuove linee di ricerca sulla topografia antica di Ancona e promettono di restituire una lettura più articolata della città romana e delle sue trasformazioni nel corso dei secoli.



