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Gabriele Vacis porta a Sirolo meditazioni sulla guerra attraverso il teatro

A Sirolo, Gabriele Vacis e la Compagnia PoEM esplorano il tema della guerra attraverso il teatro, con una lectio magistralis e uno spettacolo tratto da Eschilo.

Gabriele Vacis porta a Sirolo meditazioni sulla guerra attraverso il teatro

Il Teatro Comunale Cortesi di Sirolo si prepara a ospitare due serate intense dedicate alla riflessione sulla guerra, attraverso il linguaggio universale del teatro. Dal 20 al 21 agosto 2026 Gabriele Vacis, uno dei più influenti registi teatrali italiani, guiderà il pubblico in un viaggio di consapevolezza e dialogo.

Meditazione sulla guerra: una lectio magistralis coinvolgente

La prima serata, prevista per giovedì 20 agosto alle ore 21.30, vedrà Gabriele Vacis tenere una lectio magistralis intitolata “Meditazione sulla guerra”, accompagnato da alcuni attori della Compagnia PoEM. Questo incontro non sarà solo un’introduzione allo spettacolo del giorno successivo, ma un momento di profonda riflessione sulle radici del conflitto e sul ruolo del teatro nel trasformare l’esperienza della violenza in pensiero critico.

Sette a Tebe: una tragedia antica nel presente

Il giorno successivo, venerdì 21 agosto sempre alle ore 21.30, andrà in scena “Sette a Tebe. Questo terribile amore per la guerra”, tratto da “I sette contro Tebe” di Eschilo. La regia è ancora una volta affidata a Gabriele Vacis, che porta nel presente la tragedia antica per esplorare la natura del conflitto. Lo spettacolo si concentra non solo sullo scontro con il nemico esterno, ma anche sulla frattura che attraversa una comunità.

Il coro dei cittadini di Tebe: una voce collettiva

Nella drammaturgia di Vacis, il coro dei cittadini di Tebe diventa testimone dell’assedio e voce collettiva di una società minacciata. La vicenda di Eteocle e Polinice fratelli destinati a combattersi, rivela una delle intuizioni centrali dello spettacolo: ogni guerra reca in sé la possibilità di trasformarsi in guerra civile. Il conflitto non rimane mai “fuori”, ma penetra nei legami, nelle famiglie e nelle comunità.

Il testo eschileo è arricchito da materiali e riferimenti contemporanei, riflessioni sulle armi moderne e confronti con autori come Bertolt BrechtSun Tzu e James Hillman. Parola, movimento, danza e suono concorrono a creare una scena essenziale, dove gli interpreti di PoEM danno forma alle inquietudini di una giovane generazione chiamata a misurarsi con un presente in cui il conflitto è drammaticamente vicino all’esperienza quotidiana.

Il teatro come strumento di pace e dialogo

Queste due serate si inseriscono nel contesto del XXII Festival e Premio Nazionale Franco Enriquez quest’anno incentrato sul tema “Il teatro una via per la pace”. Il festival vede il teatro come luogo privilegiato del dialogo e del confronto, chiamato a promuovere una cultura della pace e della responsabilità civile attraverso la parola e la creazione artistica.

La scelta di “Sette a Tebe” è particolarmente coerente con il progetto culturale dell’edizione 2026 del Premio Franco Enriquez, che affida al teatro una funzione non ornamentale, ma civile: far incontrare posizioni differenti, restituire complessità agli avvenimenti e opporre alla semplificazione della violenza la forza del dialogo.

Il festival nasce dalla volontà di raccogliere esperienze artistiche capaci di coniugare qualità espressiva e responsabilità sociale, nel solco del lascito culturale di Franco Enriquez.

La pratica della Schiera: un metodo di consapevolezza

In parallelo, a Lovere, si è svolto un percorso di tre giorni basato sulla pratica della Schiera o Respiro comune, un metodo proposto da Gabriele Vacis e sviluppato dalla pedagogia teatrale contemporanea. Questo metodo favorisce attenzione, ascolto, consapevolezza corporea e capacità di relazione attraverso il movimento e l’azione collettiva.

“Il progetto nasce perché conosciamo Gabriele Vacis, uno dei più importanti registi e formatori teatrali in Italia”, spiega Tiberio Ghitti attore, regista e formatore teatrale, vicepresidente di Olive a pArte. “Volevamo aprire questa possibilità a chi fa teatro per professione, ma anche a chi lo utilizza come motore di formazione e strumento per lavorare nel sociale.”

I laboratori, tenuti presso la Sala della Comunità e il Teatro Crystal, hanno richiamato partecipanti con profili professionali variegati: insegnanti, infermieri, attori, professionisti che ogni giorno lavorano a contatto con le persone. “Fare teatro non significa solo imparare la dizione o muoversi come il personaggio che si interpreta”, spiega Ghitti. “Significa prima di tutto allenare uno sguardo verso gli altri, stare in ascolto del gruppo, affinare le potenzialità proprie e altrui, saper convivere insieme come si fa sul palco.”

Queste abilità sono preziose per chi svolge una professione a contatto con le persone. Il titolo della tre giorni parla di consapevolezza: per arrivarci serve una sensazione generale di serenità del corpo, una presenza nel qui e ora. È un’esigenza attuale, in risposta alla frenesia e alla tecnologia così pervasiva nelle nostre giornate.

Nata a Lovere nel 2013, Olive a pArte diffonde la cultura del teatro su più fronti: accanto alle produzioni teatrali attraverso una propria compagnia, grande attenzione è dedicata alla formazione nelle scuole, a corsi aperti a tutti dai tre anni in su, a progetti con enti del territorio che nel tempo hanno portato anche al coinvolgimento di persone fragili, con disabilità, detenute.

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