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Disastro di Stava: 41 anni dopo, la memoria e le responsabilità

Il 19 luglio 1985, una colata di fango e detriti travolse la Val di Stava, causando 268 vittime. Oggi, a 41 anni di distanza, ripercorriamo la tragedia e le sue implicazioni

HERO · Ancona

Il Trentino ha vissuto giorni di lutto nel mese di luglio, con ricorrenze che portano alla memoria tragedie indimenticabili. Tra queste, il disastro di Stava del 19 luglio 1985, che ha segnato profondamente la regione. Quel giorno, alle 12.22, il crollo dei bacini di decantazione della miniera di Prestavel scatenò una colata di fango, acqua e detriti che travolse la valle, causando la morte di 268 persone, tra cui 28 bambini e 31 giovani.

La tragedia di Stava non è solo un ricordo doloroso, ma un monito per il futuro. Le indagini giudiziarie che seguirono portarono alla luce responsabilità e negligenze che hanno cambiato per sempre l’approccio alla tutela del territorio. Oggi, a 41 anni di distanza, è fondamentale ricordare e riflettere su quanto accaduto.

Le cause del disastro e le responsabilità

Il disastro di Stava fu causato dal crollo dei bacini di decantazione della miniera di fluorite di Prestavel. Questi bacini, utilizzati per la lavorazione dei fanghi residuati, erano stati costruiti in modo inadeguato e senza le necessarie precauzioni. La colata di fango, con una massa di circa 180mila metri cubi e una velocità di 90 chilometri orari, travolse l’abitato di Stava nel comune di Tesero, distruggendo 3 alberghi, 53 abitazioni, 6 capannoni e 8 ponti.

Le indagini giudiziarie, condotte dal magistrato Carlo Ancona portarono alla condanna di alcuni dirigenti delle società che avevano gestito la miniera, oltre ai responsabili della costruzione e della gestione del bacino superiore, dei direttori della miniera e di alcuni dirigenti della Provincia di Trento. Tuttavia, spesso i responsabili principali erano già morti o troppo vecchi per scontare la pena.

Le lezioni apprese

Il disastro di Stava ha insegnato che il profitto senza limiti può uccidere. La ricerca del minor costo possibile aveva portato alla costruzione dei bacini di decantazione in una valletta alpina trasformata in pattumiera. Questo approccio, definito da Ancona come banalità del male ha avuto conseguenze devastanti.

Dopo la tragedia, furono introdotte nuove normative per la tutela del territorio, grazie all’impegno di figure come Walter Micheli assessore provinciale e vicepresidente della Provincia. Tuttavia, oggi si assiste a un tentativo di distruggere queste regolamentazioni, un segnale preoccupante che richiede attenzione e vigilanza.

La memoria e il monumento di Felix Deflorian

Nel cimitero della chiesa di San Leonardo, a Tesero, si trova il monumento bronzeo di Felix Deflorian un’opera che racconta la tragedia di Stava in modo crudo e reale. Le figure bronzee rappresentano corpi contratti, schiacciati, quasi spezzati, come se il metallo avesse trattenuto l’ultimo istante prima che tutto venisse inghiottito. Le superfici sono dure, graffiate, irregolari, sembrano portare ancora addosso il fango e la violenza di quel giorno.

Questo monumento non consola, ma ferisce. Non c’è bellezza, non c’è armonia. C’è la crudezza del dolore trasformata in memoria: un bronzo che non permette di distogliere lo sguardo, un bronzo che non consola ma piange, un bronzo che non celebra ma ricorda, un bronzo che non permette di dimenticare.

Le conseguenze ambientali e le sfide attuali

Le conseguenze del disastro di Stava si fanno ancora sentire oggi. Il Lago di Tesero, un tempo una grande cassa di espansione dell’Avisio, è stato profondamente alterato. Stramentizzo, un’altra area colpita, è pieno di fanghiglia chimica e necessita di essere dragato per tornare a svolgere la sua funzione di laminazione delle piene dell’Avisio.

Oggi, l’unica area di laminazione rimasta per l’Avisio è quella di Masi di Cavalese. Tuttavia, questa area non è sufficiente a garantire una protezione adeguata. È fondamentale che le autorità prendano provvedimenti per ripristinare le aree danneggiate e garantire una migliore tutela del territorio.

Il disastro di Stava è un monito per il futuro. È importante ricordare le vittime e le lezioni apprese, ma anche agire per prevenire nuove tragedie. La memoria di Stava deve trasformarsi in coscienza collettiva e in azione concreta per la tutela del nostro territorio.

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