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Da Staffolo all’Istituto agrario: il percorso di Filippo Mosconi verso il 97/100

Filippo Mosconi, originario di Staffolo, ha conseguito il diploma con 97/100 all’Istituto agrario Cuppari Salvati di Pianello Vallesina dopo aver vissuto la perdita dell’udito iniziata a 6 anni. Una vicenda in cui la famiglia, l’intervento chirurgico e il supporto scolastico hanno giocato ruoli determinanti.

Da Staffolo all’Istituto agrario: il percorso di Filippo Mosconi verso il 97/100

Filippo Mosconi ragazzo di Staffolo ha chiuso un capitolo importante del suo percorso formativo ottenendo il diploma con 97/100 all’Istituto agrario Cuppari Salvati di Pianello Vallesina nel Comune di Monte Roberto. Dietro quel voto c’è una storia di salute, scelte mediche e quotidiano impegno che ha preso forma quando aveva 6 anni.

La vicenda di Filippo non è soltanto il racconto di un esame: è il resoconto di anni in cui la famiglia, la tecnologia medica e il supporto scolastico hanno avuto un ruolo cruciale. Nel 2014, durante la prima elementare, è emersa la diagnosi di una perdita uditiva progressiva: un evento che ha cambiato il modo di apprendere e di relazionarsi con il mondo.

La diagnosi e il percorso medico: protesi e impianto

La perdita dell’udito è stata progressiva e, come ricorda la famiglia, legata a una specifica alterazione genetica che «man mano gli portava via l’udito». Inizialmente sono state utilizzate protesi acustiche, che hanno consentito a Filippo di continuare le attività quotidiane. Tuttavia, quando la soluzione protesica ha raggiunto i suoi limiti, si è reso necessario un passo successivo: l’indicazione per un impianto cocleare. L’intervento è stato eseguito nel giugno 2017, una data che segna una svolta nel suo cammino verso il recupero di suoni e sensazioni.

Dopo l’impianto Filippo ha raccontato ai familiari piccole scoperta quotidiane, come il suono della pioggia: «Mamma, è la prima volta che sento le gocce dell’acqua che cadono sulla macchina quando piove». Per la madre Roberta quella frase è stata emblematica: «È stata la frase più bella che da mamma potevo sentire». In quelle parole si condensano paura, speranza e il ritorno di elementi della vita che molti danno per scontati.

Il ruolo della famiglia e del sostegno educativo

Accanto al percorso medico, la famiglia ha svolto una funzione di sostegno costante. La madre, Roberta è stata una presenza determinante, capace di mantenere viva la fiducia nel futuro. In ambito scolastico, l’accompagnamento di un’assistente ha avuto una valenza pratica e relazionale: la persona che ha seguito Filippo è stata in grado di comprendere quando lui aveva capito o quando aveva bisogno di spiegazioni alternative, fungendo da ponte tra le difficoltà tecniche e l’apprendimento quotidiano.

Claudia Valeri ha sottolineato come «La sordità purtroppo è ancora molto sconosciuta» e ha richiamato l’attenzione sulla necessità di valutare non solo l’intelligenza di un ragazzo, ma anche il carico di sforzo che richiede arrivare a un risultato. «Se lui sente, capisce e ricorda» è un punto centrale del ragionamento pedagogico sul quale si è costruito il supporto: la capacità di tradurre la percezione in comprensione e memoria è ciò che ha reso possibile il successo formativo di Filippo.

Relazioni con i compagni e normalità quotidiana

Nel contesto scolastico i rapporti con i compagni sono stati per lo più fatti di integrazione e accettazione. Filippo racconta di risate occasionali legate a fraintendimenti verbali, ma anche di una quotidianità condivisa in cui ha potuto misurarsi con le stesse attività dei suoi coetanei. L’ambiente dell’Istituto agrario ha offerto spazi per mettere alla prova competenze pratiche e teoriche, permettendogli di dimostrare il proprio valore attraverso l’impegno.

Interessi personali, autonomia e progetti futuri

Oltre all’esito dell’esame, la storia personale di Filippo comprende passioni e tappe di autonomia: suona nella banda, ama le percussioni, si dedica al ruolo di dj e ha ottenuto la patente, esperienze che ne hanno ampliato l’indipendenza. Ha inoltre vissuto periodi fuori dall’Italia che gli hanno permesso di muoversi da solo con treni e metropolitane, consolidando la capacità di adattarsi a contesti diversi.

Per il futuro Filippo guarda ancora all’area agricola: intende proseguire gli studi, con un interesse verso l’enologia e il mondo del vino, sognando di sviluppare un progetto imprenditoriale legato a vigneti e cantine nella sua terra d’origine. Il consiglio che condivide con chi vive condizioni simili è semplice e diretto: «L’apparecchio, la tua disabilità deve far parte di te, se lo accetti completamente e usi tutti gli altri sensi per compensare, allora sarai sereno».

Il percorso di Filippo ha trasformato la frustrazione in energia positiva: la sua storia è un esempio concreto di come fiducia, tecnologie adeguate e sostegno possano portare a risultati importanti. Le parole che accompagnano il suo messaggio finale sono chiare e rivolte a chi affronta sfide simili: «non bisogna arrendersi mai, anche quando il percorso sembra più duro di quello degli altri». In chiusura, il saluto di incoraggiamento che lo contraddistingue richiama un motto di speranza: «chi sogna vince sempre».

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