Nel pomeriggio del 25.06.2026 16:27 il capogruppo di Alleanza Verdi e SinistraAndrea Nobili ha reso pubblica una dura contestazione rivolta alla maggioranza di centrodestra sulla proposta di modifica del Piano regionale di gestione dei rifiuti. Al centro della disputa c’è la variazione della distanza minima prevista tra i nuovi impianti di discarica e i centri abitati, parametro che oggi rappresenta una soglia fondamentale nel processo di pianificazione territoriale.
Nobili ha definito la manovra come un tentativo di inserire un emendamento in fase conclusiva dell’iter senza un adeguato confronto pubblico, sottolineando che si tratta di una scelta che impatta direttamente sulla qualità della vita delle persone che vivono nelle aree potenzialmente interessate dalle discariche.
Il nodo della distanza minima: numeri e implicazioni
La proposta annunciata dalla maggioranza prevede di ridurre il limite attuale da 1.500 a 1.000 metri e di consentire ai consigli comunali di abbassarlo fino a 500 metri. Per Nobili questa modifica non è un semplice aggiustamento tecnico ma una variazione che cambia in modo sostanziale lo scenario di riferimento del Piano. Come ha dichiarato lo stesso esponente di Avs: «Sarebbe irricevibile una modifica così rilevante al Piano regionale di gestione dei rifiuti». L’osservazione punta a evidenziare che numeri come 1.5001.000 e 500 non sono intercambiabili senza conseguenze politiche, ambientali e sociali.
Perché la distanza conta
La distanza minima tra discariche e aree abitate agisce come criterio di protezione ambientale e paesaggistica: abbassarla può aumentare la probabilità che impianti vengano ubicati in prossimità di nuclei residenziali. Nobili ha precisato che la Valutazione ambientale strategica, la Vas è stata condotta su un quadro che prevedeva la soglia di 1.500 metri e che qualsiasi variazione numerica modifica i presupposti della valutazione stessa.
La richiesta: riaprire la Vas e coinvolgere le comunità
Secondo il capogruppo di Avs, non sarebbe sufficiente sottoporre a nuova Vas unicamente l’emendamento mantenendo il resto del Piano invariato. Ha ribadito che «Se la proposta della maggioranza venisse presentata e approvata, la Vas dovrebbe prendere nuovamente in esame l’intero Piano». La motivazione sottolinea che la precedente valutazione si fonda esplicitamente su uno scenario con la distanza di 1.500 metri e che ridurla a 1.000 metri o addirittura a 500 metri «significherebbe costruire uno scenario completamente diverso».
Da qui la richiesta politica: riaprire l’istruttoria e sottoporre il nuovo scenario a un confronto pubblico esteso. Nobili ha ricordato che «Le comunità locali hanno il diritto di conoscere e valutare le conseguenze» e ha definito inaccettabile un inserimento dell’emendamento «nell’ultima fase dell’iter con un blitz procedurale». La sollecitazione è orientata a garantire trasparenza e partecipazione, coinvolgendo Comuni, associazioni e altri soggetti interessati.
Correttezza istituzionale e iter amministrativo
Il richiamo alla «correttezza istituzionale» è centrale nel ragionamento di Nobili: qualora la maggioranza decidesse di procedere, è necessaria la riapertura della Vas sull’intero Piano e l’avvio di un confronto pubblico «vero e trasparente». L’affermazione intende evitare scorciatoie procedurali che accelerino l’approvazione del Piano modificato senza esaminare gli effetti complessivi della variazione normativa.
Il dibattito politico proseguirà nelle sedi istituzionali competenti, dove l’equilibrio tra esigenze di pianificazione e tutela delle comunità locali rimane il punto cruciale. La richiesta di Nobili mette in chiaro che, nella sua visione, non è possibile separare la valutazione tecnica dalle implicazioni politiche e sociali quando si tratta di parametri che incidono sulla vita quotidiana dei cittadini.



