Il primo cittadino di Ancona Antonio Pio Guerra, ha comunicato nella notte di sabato 26 settembre 2026 una svolta inattesa: il sito individuato tra Candia e l’Aspio nell’ex area inceneritore di Bolignano non sarà più destinato al nuovo forno crematorio. Dopo due mesi di negoziati serrati, il sindaco Silvetti ha preferito escludere definitivamente l’area, citando sia difficoltà morfologiche sia la forte opposizione locale.
La decisione arriva in un contesto già segnato da conflitti: il progetto originario prevedeva il sito di Tavernelle individuato già dal 2007 come location principale. In quell’occasione la popolazione si mobilitò, raccogliendo più di 4mila firme tra aprile e dicembre 2025, chiedendo anche un referendum. La pressione costrì il sindaco a fare un passo indietro lo scorso gennaio, avviando la ricerca di una nuova zona.
Il progetto originario a Tavernelle e la prima opposizione
Il piano per Tavernelle prevedeva la costruzione di un impianto moderno, ma le caratteristiche del terreno richiedevano interventi di livellamento e adeguamenti costosi. La popolazione, organizzata dal comitato Respiro comune manifestò il proprio dissenso raccogliendo 4mila firme e proponendo un voto popolare. La risposta amministrativa fu di ritirare la proposta e di avviare la ricerca di un’alternativa più distante dal tessuto abitativo.
Le firme raccolte a Tavernelle
Le petizioni firmate dai cittadini evidenziarono il timore per impatti ambientali e sulla salute, ma anche la preoccupazione per l’onere finanziario. Le firmatari sottolinearono che “il crematorio non si deve fare, né qui, né altrove“, un motto che sarebbe riemerso nel dibattito successivo.
Il nuovo sito proposto a Bolignano e la reazione dei cittadini
La ricerca condusse gli uffici comunali all’area dell’ex inceneritore di Bolignano, un territorio delimitato da Candia e l’Aspio, adiacente al canile municipale. Il sindaco Silvetti e l’assessore Tombolini lo ritennero «sufficientemente isolato», con poche abitazioni nelle immediate vicinanze. Tuttavia, nel giro di appena un mese nacque un nuovo comitato Respiro comune locale, che raccolse nuovamente più di 4mila firme contro il progetto, ribadendo il medesimo slogan di opposizione.
Nel frattempo l’Amministrazione aveva già stipulato due contratti: uno con la ditta Ciroldi per la fornitura del forno, l’altro con Ubaldi per la realizzazione dell’edificio. La somma finora impegnata – compresi eventuali penali – ammonta a circa 900mila euro. Interrompere il progetto significherebbe sprecare quasi un milione di euro, un dato che le autorità hanno definito insostenibile.
Prospettive e scelte per ottobre
Proseguire con la soluzione di Bolignano comporterebbe ulteriori 300mila euro per adeguare il terreno in pendenza, oltre a rischi politici legati a una decisione percepita come «avanti si vada». La Regione ha chiesto di rimandare la scelta fino al post-elettorale del 2027, per non influenzare le prossime votazioni. Nonostante ciò, le imprese appaltatrici attendono l’avvio dei lavori. Il sindaco ha dichiarato di avere due ipotesi alternative sul tavolo e di voler definire la strada da percorrere entro la prima settimana di ottobre.
L’assemblea pubblica convocata dal comitato Respiro comune per mercoledì 30 settembre, alle 18:30, al campetto della Chiesa dell’Aspio (con eventuale spostamento al Circolo 84 in caso di pioggia), rappresenta l’ultimo tentativo di rendere visibile la contrarietà dei residenti. Al momento non è prevista la presenza di rappresentanti della Giunta, ma la pressione popolare resta alta e potrebbe influire sull’esito finale.



